Fans Club Riconosciuto ufficialmente dalla ELVIS PRESLEY ENTERPRISES

Vegas Memories

VIVA LAS VEGAS

Avete mai visto l’espressione e il comportamento di un contadino la prima volta che arriva in una grande citta` dopo aver vissuto per anni solo nel suo paesino di montagna? Tiene gli occhi spalancati e si muove lentamente, impacciato: e` spaventato e stupito da tutto cio` che lo circonda, trovandosi improvvisamente in una realta` per lui completamente nuova alla quale non e` abituato. Questa doveva essere esattamente la stessa impressione che io e Attilio dobbiamo aver dato arrivando a Las Vegas.

Ogni albergo che vedevamo aveva un nome mitico a cui abbinavamo subito nomi di artisti altrettanto mitici…
Il Sands, dove si esibivano Dean Martin & Jerry Lewis. Guarda, adesso c’e` Sammy Davis!…
Il Flamingo, dove Tom Jones ha fatto quello splendido album live…
Il Riviera, li` ci ha cantanto Engelbert Humperdinck…
Il Caesar’s Palace, ci va sempre Sinatra… Porca miseria, adesso c’e` Paul Anka!…
Guarda, al Dunes c’e` Frankie Laine! Ma canta ancora?…
Lo Stardust, ti ricordi? E` quello che si vede sempre nel film “Colpo grosso”!…

Ma dov’e` l’Hilton?… Credevo fosse sulla strada principale… con tutti questi cartelloni pubblicitari di Elvis… Gia`, perche` i nomi degli artisti che si esibiscono in quel momento in citta` li vediamo solo davanti all’hotel che li propone, mentre i manifesti di Elvis sono dappertutto…

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Arrivati alla Greyhound Station prendiamo un taxi per l’Hilton. Che fortuna! Che coincidenza! Sembra fatto apposta per noi, perche` sul tetto dell’auto c’e` un cartello pubblicitario “Elvis In Person – Hilton Hotel”, ma sulla strada incontriamo subito altri taxi e ci rendiamo conto che non si tratta di fortuna o coincidenza: TUTTI i taxi di Las Vegas hanno sul tetto lo stesso cartello. Spostiamo lo sguardo dalle vetture alle numerose panchine sui marciapiedi che costeggiano il Las Vegas Boulevard, TUTTE hanno per schienale un insegna “Elvis In Person – Hilton Hotel”. Non e` possibile! Siamo frastornati al massimo! A Las Vegas sembra che esista solo Elvis… e non siamo neppure ancora in vista dell’Hilton!

L’Hilton stava proprio allora cambiando l’insegna del vecchio International Hotel. Oggi e’ in mezzo ad una miriade di nuovi alberghi, ma nel 1972 era un po` periferico rispetto alle strade piu` affollate. Dopo qualche minuto di macchina, rimango nuovamente paralizzato dall’emozione e do` una gomitata ad Attilio “Guarda laggiu`! Lo vedi il tripode? Siamo arrivati, Attilio!”. Ci avviciniamo sempre piu` al gigantesco tripode sul quale troneggia il nome E L V I S in lettere luminose, esattamente uguale a come si vede in That’s The Way It Is. Il taxi ci ferma proprio davanti all’ingresso dell’Hilton…

Se fino ad allora ci eravamo gia` abbastanza emozionati vedendo le insegne pubblicitarie in citta`, in quel momento rimaniamo letteralmente senza fiato: siamo arrivati ad Elvisville!
Ogni colonna che sostiene la tettoia d’ingresso dell’Hilton e` rivestita da una gigantografia di Elvis (sempre quella della copertina di Burning Love ) e il tetto e` completamente coperto da una miriade di bandierine di diversi colori con le scritte Elvis In Person, Elvis Now, Elvis Summer Festival. Stessa scenografia nell’immenso salone dei tavoli da gioco. Subito all’interno il banco-vendita degli Elvis-souvenirs: gli ultimi LP, posters, photo album, pagliette e cagnolini di pezza.
Gli impiegati, le hostess, i camerieri, i croupiers ai tavoli verdi – tutti portano la paglietta con la fascietta Elvis Summer Festival e sulla giacca una spilla con le stesse scritte delle bandierine. Insomma, io credevo che tutto quell’apparato pubblicitario fosse stato fatto apposta solo per le riprese di That’s The Way e invece era tutto vero; l’incredibile sistema Parker continuava a funzionare al meglio.

Alla reception ci confermano la nostra prenotazione e ci assegnano una stanza al 28^ piano… Elvis abita al 30^. Solo un anno prima ero lontano anni-luce dalla semplice idea di vederlo, ora due piani di un albergo mi separano da lui. Mentre mi dirigo verso gli ascensori ho un altro sussulto: a un passo da me c’e` Vernon Presley che sta` giocando ad una slot machine.

Provo sensazioni stranissime, piu` ho segni evidenti di aver raggiunto la mia meta e piu` la realta` che sto vivendo sembra sogno… Io, Carlo Stevan, abitante a Torino, Italia, impiegato Fiat a 150 mila lire al mese, vacanze passate per lo piu` ad Alassio, Liguria, in pensione familiare, mi trovo a Las Vegas, Nevada, citta` dei miliardari, alloggio all’Hilton Hotel, due piani sotto Elvis Presley, sono appena arrivato e ho gia` incontrato suo padre, e questa sera andro` a vedere Elvis Presley in person!

All’Hilton fra l’altro c’erano due teatri, l’International Showroom era quello piu` grande dove si esibivano le superstar, nel Casino Lounge, piu` piccolo, passavano le attrazioni minori. Per darvi un’idea di quanto fossero minori pensate che quell’anno in contemporanea ad Elvis c’era Bill Medley dei Righteous Brothers e l’anno successivo Wilson Pickett.

Preso possesso delle nostre stanze, andiamo subito a vedere lo showroom. Sono circa le 6 del pomeriggio e gli inservienti stanno facendo i preparativi per il Dinner Show. Nuovamente la mia realta` entra nel film. La scena che mi appare davanti agli occhi e` ancora quella panoramica dello showroom in That’s The Way It Is (prima che entri Elvis a cantare “Loving Feeling”). Ma questa volta non e` il film, io sono proprio li` e fra poche ore sul quel palcoscenico vedro` ELVIS in carne ed ossa! Sono pieno di brividi che mi attraversano tutto il corpo. Il momento magico e` sempre piu` vicino.

Non ci resta che andare ad incontrare Emilio Muscelli, nella speranza che mantenga la promessa fatta l’anno precedente a Franca e Maria di farci risparmiare le mance per lo spettacolo.
Emilio era il direttore dello showroom e, per chi non lo conoscesse, e` quel signore con smoking e occhiali che in That’s The Way It Is dice “Le ragazze vogliono stare tutte vicino al palco per baciarlo…” e “Abbiamo poco tempo per servire la cena prima dell’inizio dello spettacolo…”
Una persona amabile e molto disponibile, alla quale devo non poca riconoscenza. Appena ci riceve ci spiega il funzionamento dell’organizzazione e il vero scopo delle famigerate “mance”, un sistema per noi assolutamente impensabile che val la pena spiegare dettagliatamente.

Las Vegas vive e lavora esclusivamente in funzione del gioco. Il primo obiettivo di ogni albergo e` attirare clienti ai suoi tavoli verdi, che sono la vera e unica fonte di tutti i loro proventi.
La gestione dell’albergo in se` e` in perdita, poiche` ciascuno cerca di offrire il servizio migliore ai prezzi piu` bassi possibili, in modo che i giocatori vengano invogliati a scegliere quell’albergo, dove poi normalmente giocheranno, e risparmiando sui costi di soggiorno avranno maggiori disponibilita` da spendere ai tavoli verdi.
Anche gli spettacoli vengono organizzati con i nomi piu` prestigiosi solo al fine di attirare il maggior numero di giocatori e quindi anche questa gestione e` in perdita, se si pensa che puoi far cena e vedere lo spettacolo con 15 dollari quando il solo Elvis costa un milione di dollari per ingaggio.
Tutto cio` e` ovviamente possibile in quanto i proventi del gioco sono talmente elevati da consentire ancora altissimi utili anche dopo aver coperto tutte le perdite delle altre attivita`.

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In una simile logica, il fan di Elvis che va a Las Vegas solo per vedere lo spettacolo ma che normalmente non gioca, per l’albergo rappresenta solo un costo non recuperabile e allora l’Hilton ti fa questo ragionamento:
Tu vuoi vedere solo lo spettacolo? Se io facessi solo attivita` teatrale con 2500 posti a disposizione e ingaggiassi Elvis Presley, per un posto di prima fila dovrei farti pagare almeno 100 dollari. Tu vuoi vedere Elvis in prima fila? Bene, allora dammi 100 dollari. Poiche` pero` io non sono ufficialmente un impresario teatrale e non posso venderti un biglietto per lo spettacolo, diciamo che questi soldi me li dai sotto forma di una generosa mancia al cameriere, che quindi terra` per se circa 10 dollari e versera` a me gli altri 90.

Ed ecco in pratica come funzionava il sistema. Per entrare in sala il pubblico veniva diviso in due file diverse, una di Invited Guests – ospiti invitati – e una di normali spettatori. Gli invited guests erano normalmente gli artisti e altre celebrita` che venivano a vedere Elvis e i migliori clienti dell’hotel, cioe` quelli che giocavano (e perdevano) di piu`. All’inizio di questa fila ci stava Emilio, che assegnava direttamente i posti migliori a seconda dell’importanza dell’invitato.
All’inizio dell’altra fila c’era un certo numero di camerieri che ti accompagnava ai tavoli disposti dalla meta` al fondo della sala. Se allo spettatore di turno quel posto non andava bene, cominciava la sceneggiata:
“Non puo` darmi un tavolo un po` piu` avanti?” Il cameriere per dimostrare buona volonta` lo spostava solo di un paio di posti, al che lo spettatore gli rifilava 10 o 20 dollari insistendo “E ancora un po` piu` avanti?” – “Mah, non so, vedo cosa posso fare, attenda un attimo, prego” rispondeva il cameriere e a quel momento andava da Emilio per farsi dare istruzioni.
I camerieri piu` discreti riuscivano a gestire la situazione con un certo stile, senza mai parlare di soldi, ma i piu` sfacciati erano capaci di fare delle vere e proprie contrattazioni: “Per 50 dollari posso metterla la`… no, guardi che 40 dollari son pochi per quel posto… se vuole andare sotto palco ci vogliono 100 dollari”.

Al povero fan non bastava pagare la tangente (a proposito, chi ha detto che Tangentopoli e` nata a Milano e l’hanno inventata i nostri politici?), ma doveva anche farsi mezza giornata di coda allo sportello delle prenotazioni solo per garantirsi l’ingresso in sala.

Bisogna infine dire che tutto questo sistema, o almeno il suo aspetto piu` esasperato, funzionava solo per Elvis in tutta Las Vegas. Infatti solo Elvis aveva gruppi organizzati di fans provenienti da tutto il mondo apposta per lui, solo Elvis faceva il tutto esaurito ogni sera con una richiesta sempre cento volte superiore ai posti disponibili, solo Elvis aveva spettatori disposti a pagare 100 dollari per vederlo in prima fila.

Tornando ora a noi, il grande favore che ci fece Emilio fu proprio quello di darci un suo biglietto da visita per essere ammessi fra gli “Invited Guests”, quindi niente code di prenotazione e sempre ottimi posti nelle prime file senza dover dare un solo dollaro di mancia.

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Quella giornata dell’8 agosto era stata lunga e piena, ma era passata in un baleno. Quando avevamo finito di parlare con Emilio mancava meno di un’ora all’inizio del Dinner Show e non facevamo piu` in tempo neppure ad inserirci nella fila degli “Invited Guests”. Per il nostro incontro ravvicinato del terzo tipo avremmo dovuto aspettare il Midnight Show.