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Intervista a Linda Thompson

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Linda Thompson parla all’ “Essential Elvis”. Per la primissima volta, Andrew Hearn intervista l’ex reginetta di bellezza che fu la fidanzata di Elvis per parecchi anni.

AH: Puoi cominciare raccontandomi un po’ come fu organizzato il tuo primo incontro con Elvis? Credo che fosse responsabile un ragazzo della RCA, che si chiamava Bill Browder?

LT: Sì, l’ho conosciuto come Bill Browder, ma in realtà è diventato TG Shepard, che più tardi è diventato un artista country ed ha fatto una canzone intitolata Devil in a Bottle, con la quale ha avuto molto successo. A quel tempo ero Miss Tennessee ed una mia amica, che era in stanza con me durante il concorso Miss USA, si chiamava Jeannie Le May. Era Miss Rhode Island e si era spostata da poco a Memphis. Comunque un giorno stavamo camminando per strada e lei propose di andare a pranzo al Fridays. Così entrammo al Fridays e lì c’era Bill Browder che ci chiese se volevamo unirci a lui per il pranzo. Ad un certo punto ci chiese se ci avrebbe fatto piacere incontrare Elvis, mentre era in città. Se non fosse stato per Jeannie probabilmente non lo avrei incontrato perché io sono molto prudente e stavo quasi per dire che eravamo impegnate perché quella sera dovevamo sfilare entrambe. Jeannie disse che avremmo incontrato Elvis e avremmo cancellato i nostri impegni.

AH: Eri una fan di Elvis a quel tempo?

LT: Oh sì, lo sono stata per tutta la vita, ma sapevo che avevamo quel lavoro di modelle da fare ed io ero felice di mantenere il mio impegno, ma Jeannie disse che se c’era un’opportunità di incontrare Elvis, lei l’avrebbe colta. Così cancellammo il nostro impegno e trovarono le sostitute. Andammo al Memphian Theatre a mezzanotte perché quello era l’orario di chiusura ed Elvis lo affittava per guardare i film.

AH: Com’era? Qual è stata la prima impressione che hai avuto di lui?

LT: Beh, ero nella lobby che parlavo con alcuni dei ragazzi e alcune persone che gironzolavano lì attorno quando la porta si aprì di colpo e ci fu questa visione. Era la metà di luglio a Memphis ed era molto umido, davvero soffocante. Lui indossava quella mantella con un collo alto, foderata di raso rosso ed io dissi “Vestito un po’ alla Dracula, vero?” vedi, entrambi avevamo un senso dell’umorismo molto simile. Andammo d’accordo immediatamente perché eravamo cresciuti a Memphis, avevamo le stesse credenze religiose, lo stesso amore per la famiglia, la stessa devozione per la madre e per il padre. Avevamo lo stesso senso di lealtà, ci piaceva la stessa cucina perché eravamo entrambi del Sud.

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AH: Sembra quasi che fosse inevitabile, Linda?

LT: C’era una vera affinità fra noi. Voglio dire che eravamo anime gemelle. Così tanto che mi disse “Dove sei stata?” ed io gli risposi “Stavo crescendo!”.

AH: Si era appena separato da Priscilla quando vi incontraste per la prima volta, giusto?

LT: E’ buffo perché quando ci incontrammo al Memphian Theatre, mi disse che si era appena separato. Noi ci siamo incontrati il 6 luglio e lui era separato dagli inizi di gennaio.

AH: Ovviamente hai incontrato Lisa Marie dopo poco tempo che uscivate insieme. Quanto rapidamente ha accettato il fatto che tu fossi la nuova compagna di suo padre?

LT: Era una bambina meravigliosa. Era molto affettuosa e un po’ timida, ma io ho sempre amato i bambini e quindi siamo sempre andate d’accordo. La prima volta l’ho vista alla casa di Monovale, io ero fuori in piscina. Lei piuttosto timidamente mi si avvicinò e mi disse ciao. Cominciammo a parlare e legammo molto.
Mi piaceva stare con lei. Sai, Elvis aveva uno spirito molto infantile ed anche io. Mi piace fare cose infantili e a volte mettermi al livello di un bambino. Abbiamo legato davvero molto io e lei.

AH: Sei ancora legata a lei?

LT: Sì, lo sono.

AH: Credo sia stata Lisa a dirti della morte di Elvis?

LT: Mi chiamò. Aveva solo 9 anni, ma ebbe la presenza di spirito di chiamarmi e dirmi cosa era successo.

AH: Fu davvero uno shock per te o immaginavi che sarebbe accaduto?

LT: Sai, anche se una persona che conosci è in un momento negativo, anche quando alla fine muore, è sempre scioccante. Sì, fu uno shock.

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AH: Gli hai salvato la vita un paio di volte, giusto?

LT: Sì, alcune volte.

AH: Avete mai parlato di sposarvi?

LT: Abbiamo parlato spesso di sposarci. Abbiamo anche parlato di avere dei bambini. Quando Elvis andò in ospedale un paio di volte per polmonite ed altri problemi di salute, io stetti in ospedale con lui per due settimane e mezzo. Avevo anche io il mio letto d’ospedale, era messo contro il suo. Mangiavo addirittura il cibo dell’ospedale. Ero una ragazza giovane, sana e piena di vita, ma mi ritrovavo in un letto d’ospedale a premere un bottone per farlo andare su e giù in tandem con lui. La TV si spegneva di notte, non era via cavo come adesso e giravamo il monitor verso la nursery e sceglievamo i vari bambini che avremmo voluto avere (ride).

AH: Quindi Elvis aveva la TV a circuito chiuso nella sua stanza? Era una cosa che aveva richiesto lui?

LT: In camera avevamo una televisione con cui potevamo spostarci sulla nursery. Non credo che Elvis l’avesse richiesto, ma per riservatezza, fummo messi vicino al piano dove erano i bambini.

AH: Cosa mi dici dei ragazzi che bazzicavano attorno a Elvis? Sei mai stata con loro?

LT: In realtà siamo stati insieme molto bene e sono rimasta amica con molti di loro.

AH: C’era qualcuno in particolare che fosse in grado di condividere con te i momenti difficili? David Brigg (l’allora pianista di Elvis) è diventato un amico stretto non è vero?

LT: In realtà, abbiamo avuto una relazione per oltre due anni e mezzo e comunque siamo rimasti amici. Vedi, in tutta onestà, non esisteva proprio il modo di incontrare qualcuno. Era il mondo di Elvis e noi vivevamo quel genere di vita riservata in cui stavamo svegli tutta la notte e dormivamo tutto il giorno. Stavo sempre con le stesse persone e così fu naturale che andandomene tendessi a stare con qualcuno con cui ero stata molto legata e con cui avevo condiviso tante cose. Avevamo anche in comune l’amore per Elvis. Entrambi lo amavamo moltissimo e trovavamo triste vederlo auto-distruggersi.

AH: Sei rimasta in contatto con Elvis da quando lo hai lasciato a quando è morto?

LT: Beh, è morto solo otto mesi dopo che l’ho lasciato. Abbiamo parlato uno o due volte perché ero preoccupata per lui e l’ho chiamato. Ho chiamato Graceland un paio di volte giusto per vedere come stava perché ero preoccupata. Chiedevo a Charlie Hodge o Ricky Stanley, o chiunque lo stesse assistendo, di farmi il favore di andare a controllarlo. Loro insistevano che stava bene, ma io chiedevo loro di mettermi in attesa, andare di sopra a controllare e farmi sapere che stava bene. L’ho fatto diverse volte senza mai parlare con lui, anche se con lui ho parlato un paio di volte. Eravamo molto affettuosi l’uno con l’altro e…ci amavamo. So che Elvis capiva il mio cuore ed io lo amavo davvero intensamente.

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AH: So che è vero. Avrei una domanda difficile da farti. Se tu fossi stata ancora insieme a lui nell’agosto del 1977 pensi che saresti sta lì forse per salvargli la vita?

LT: Beh, so di aver avuto in passato un record per avergli salvato la vita diverse volte quando accadevano certe cose, ed hai ragione, è stato difficile, perché tutti intorno a lui, compreso suo padre, dicevano che se fossi stata con lui sarebbe ancora vivo. Suo padre me lo disse la notte del funerale. Me lo hanno detto anche tutti i suoi amici e tutti i suoi parenti. Questa è una cosa che non sapremo mai. Avrei potuto restare lì e tenerlo in vita per altri dieci anni oppure avrei potuto trovarlo morto come è successo a Ginger. Cosa che sarebbe stata anche più devastante per me dell’aver potuto essere lì o aver potuto fare qualcosa. Credo che Dio abbia il suo modo di gestire le cose. Mi ha allontanato da quella situazione perché forse non c’era nulla che avrei potuto fare.

AH: Per nessuno di noi è possibile cambiare il corso della storia.

LT: Esattamente.

AH: Posso verificare una storia con te? C’è qualcosa che sembra sia accaduta ed è una storia così fantastica che io spero quasi che sia accaduta. Tu e Elvis stavate mangiando al McDonalds e qualcuno pensò che lui fosse un impersonator…

LT: La storia è vera, ma qualche dettaglio è sbagliato. Non abbiamo mai mangiato al McDonalds. Ci stavamo avvicinando al Memphian Theatre dove ti ho detto che a mezzanotte andavo per guardare i film. Stavamo entrando e lui era poco davanti a me e qualcuno gli si avvicinò e disse, “Oh mio Dio, guarda, è Elvis. Sei Elvis non è vero?” Lui rispose, “Beh, sì, sono Elvis” e loro impazzirono. Volevano un autografo e una foto. Mentre mi avvicinavo dissi, “Charlie, non starai ancora usando il trucco che tu sei Elvis, vero? Vieni, non starai dicendo ancora a questa gente che sei Elvis, vero?” poi dissi ai fans, “Lo fa tutte le volte e continua a far casino con la gente”. I fans dissero “Sapevamo che non potevi essere davvero Elvis” e lui rispose “Ma io lo sono, diglielo dolcezza!” a quel punto io replicai, “Dai su vieni Charlie, siamo in ritardo.”

AH: Deve essere stato davvero divertente.

LT: Aveva un così sorprendentemente eccezionale senso dell’umorismo che condividevamo. Se riesci a ridere con qualcuno poi puoi trascorrere molti anni con lui. Puoi perdonargli un sacco di cose, passare sopra ad un sacco di cose.

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AH: Ricordi il poema di Elvis sul pettirosso, che lui recitò a casa tua ad Old Hickory a Memphis nel 1974?

LT: E’ stato pubblicato?

AH: E’ stato pubblicato su un CD, posso mandartene una copia se hai piacere di ascoltarlo ancora. Lo vorresti?

LT: La RCA cercò di comprarlo da me ed io dissi di no. Immagino sia stato piratato, ma va bene. Mi piacerebbe ascoltarlo. I miei ragazzi me lo chiedevano proprio l’altro giorno ed io lo stavo cercando fra le mie registrazioni. Ce l’avevo in una cassetta da qualche parte.

AH: Stamattina quando mi sono svegliato, quando tutte le dolci cose sono deste, un pettirosso si è posato sul davanzale della mia finestra per salutare il sorgere dell’alba….è questa la poesia giusto?

LT: E’ quella.

AH: La puoi finire se ti va (ride).

LT: Cantava la sua dolce canzone dolcissimamente, poi si è interrotto per un attimo di tregua, io delicatamente ho aperto la finestra e ho fracassato quella sua “biiiip” testa (ride).

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AH: La conosci tutta a memoria, ma hai tralasciato la parolaccia!

LT: Era la sua poesia preferita.

AH: Hai mai conosciuto nessuno con così tanto carisma come Elvis?

LT: Non mi aspetto assolutamente di incontrare ancora nella mia vita nessuno con quel fascino incondizionato. Elvis era unico. E’ stato un innovatore. Mia nonna diceva che aveva rotto gli schemi.

AH: Hai ancora il tua collana TLC (tender loving care/tenero pensiero affettuoso)?

LT: Oh sì, ce l’ho ancora e la indosso ancora occasionalmente. Non do a nessun altro ciò che ho amato nella mia vita. Tutti hanno un fascino personale. Siamo tutti come i fiocchi di neve, unici nella nostra elezione. Siamo così simili e tutti stiamo vivendo la nostra vita, ma ognuno di noi ha il suo carattere, il suo aspetto. Elvis è stato davvero unico, incredibilmente sensuale e dolce. Era divertente ed era buono. Era estremo in ogni aspetto della sua vita.

AH: Cosa mi dici di quando ti mancò con un proiettile a Las Vegas?

LT: Era proprio come un bambino. E’ stupefacente quando pensi alle pistole che aveva, perché io ora sono davvero consapevole del controllo delle armi e del pericolo delle pistole. Quando penso al passato e penso a quando aveva tutte quelle armi, tutte cariche, con una bambina in giro. Sai, dicemmo a Lisa di non avvicinarsi mai alle armi e lei disse che non l’avrebbe fatto. Ma chi sa, se fosse stata una bambina un po’ più disobbediente o una bambina un po’ più curiosa, è strabiliante. Mi si gela il sangue quando penso alla responsabilità.

AH: E’ un miracolo che non sia morto o sia stato ferito nessuno, ma io penso al tuo incidente, è stato quello che c’è andato più vicino, giusto?

LT: Giusto. Ero appena uscita dalla doccia all’Hilton di Las Vegas, la suite presidenziale e lui era steso sul divano. In quei giorni avevano quegli enormi cartelloni pubblicitari con il tirassegno. Las Vegas si ravvivava quando c’era Elvis e c’erano quei cartelloni, posters e manifesti. Così lui aveva uno di quegli enormi cosi con il tirassegno nella suite e decise che voleva sparare al bersaglio, una specie di cartone ritagliato del suo nome…tipo colpisci nel segno, vieni a vedere Elvis…qualunque cosa. Così Elvis tirò fuori la pistola e sparò al tirassegno ed il proiettile attraversò la parete adiacente al mio bagno. Trapassò la parete, poi il portarotolo della  carta igienica, che era di metallo, poi una porta a specchio, che si frantumò. Ero in piedi davanti al lavandino e sentii ting, ting ed il rumore del vetro frantumato. Sentii l’aria dietro la gamba. Quando guardai in basso c’era un buco di proiettile nella porta dietro di me. Aprii quella porta e c’era un’altra porta a specchio in frantumi ed un proiettile lì per terra. Sapevo esattamente cosa stava succedendo. James Caughley entrò e disse, “Linda stai bene?” ed io risposi, “Sì, che cosa diavolo era?” e lui mi disse che era solo Elvis che si allenava un po’ al tirassegno. Mi buttai addosso l’accappatoio, misi un asciugamani attorno alla testa venni fuori e dissi, “Cosa credi di fare? Ormai mi sparavi!” e lui sbiancò. Era come se qualcuno gli avesse detto che il proiettile aveva attraversato la parete ed io ero stata colpita. Non riusciva nemmeno ad alzarsi da tanto era scosso.

AH: Beh, ecco in lui il bambino che hai appena citato. Veniva disprezzato.

LT: Lo so, lo stavo rimproverando e lui quasi si ripiegò su sé stesso. Disse “Oh mio Dio, non sapevo che tu fossi lì dentro. Non sapevo che avrebbe attraversato la parete. Pensavo che si sarebbe solo piantato lì.” io risposi “Avresti potuto uccidermi!” e lui mi chiese se volevo andare a casa. Gli dissi “Beh, almeno nessuno mi colpirà lì fuori!” Non sapeva più come scusarsi, ma era davvero scosso. Era cinereo.

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AH: La storia del proiettile è nel film “Elvis and the Beauty Queen”. Cosa pensi del film?

LT: Sai, è stato un po’ frustrante, perché è impossibile racchiudere in due ore ciò che è accaduto in una relazione di 5 anni, l’intensità della mia relazione con Elvis. E’ difficile essere totalmente obiettivi sulla cosa perché era così vicino a tutto quello che è successo. Mi sono accorta che hanno scelto di spiegare cose tipo l’uso di droga e cose del genere, i problemi più che la sua sensibilità, la sua generosità, la sua allegria ed il suo talento. Sai, queste sono le cose di cui ho parlato a lungo. Ho parlato molto più in dettaglio dei gesti di generosità, della sua spiritualità e della sua bontà. Ovviamente ci sono stati l’abuso di droga e l’auto-distruzione, ma questo è quello che è stato messo in evidenza. Mi sono resa conto che era più di un punto di vista dello scrittore, ma non avrebbero potuto essere più carini e gentili con me e non avrebbe potuto essere più lusinghiero per me, Ho molto apprezzato questa cosa. Mi dispiace che nel film non sia stata mostrata un po’ di più la sua bontà. Ne aveva tanta. Avrebbe dovuto essere una mini-serie e la gente avrebbe dovuto venire via pensando “Mio Dio che incredibile essere umano era, confuso e turbato, sì, ma che fenomenale, incredibile essere umano.”

AH: Come ti piacerebbe terminate questa intervista?

LT: Probabilmente dovrei dirti questo: negli anni trascorsi con Elvis, sono sempre stata un poeta. Sono stata battezzata a nove anni nella Chiesa Battista a Memphis ed ho sempre sentito che il dono datomi da Dio era quello di scrivere poesie. Così iniziai a nove anni a scrivere poesie per mio padre, mia madre e tutta la mia famiglia. Ecco come ho iniziato a scrivere testi e quando stavo con Elvis scrivevo poesie d’amore. Sai, se mai mi avesse ferito gli avrei scritto ed espresso tutto in poesia. Lui diceva sempre, “Dolcezza, è stupendo, permetti che qualcuno metta questo in musica, così potrò inciderlo, perché è molto bello?” ed io gli dicevo sempre di no, perché sentivo che era personale. E adesso, nella mia stupidità, non avevo idea riguardo ai diritti (ride) ma so che quando morì, sapeva che non ero lì per qualche altro motivo, qualche motivo commerciale o altro. Ero lì solo perché lo amavo sinceramente.

AH: Non si può dare un prezzo ai tuoi ricordi o a quello che hai nel cuore.

LT: Esatto, ma penso che gli avrebbe fatto molto piacere il fatto che sono diventata una compositrice di successo e che sonno in grado di trasformare tutte quelle poesie in canzoni. Aver inciso dischi ecc.

AH: Assolutamente, sono stato molto sorpreso di apprendere che hai scritto successi per Whitney Houston e Celine Dion.

LT: La musicalità di David sarebbe stata una fonte di gioia anche per Elvis. Elvis amava i musicisti. Amava David Briggs, amava la sua musica, quindi sono certa che avrebbe apprezzato molto la musica di mio marito.

AH: So che ti apprezzava, ed i fans di tutto il mondo sono consapevoli di questo.

LT: Questa è stata una così grande fonte di conforto per me, sentire quell’amore condiviso in tutto il mondo. Tutti i fan magazine ed i tabloid mi hanno sempre trattata molto gentilmente. Ho avuto più soddisfazioni lì che in ogni altra cosa. Sapere che la gente capiva davvero quanto amavo Elvis. Le persone che lo amano apprezzano questo e me lo fanno sapere.

AH: Hai qualche foto inedita di te e Elvis insieme? E’ così difficile trovare delle buone foto.

LT: Sai perché? Perché non abbiamo mai permesso nessuna foto. Ho rispettato la sua privacy e lui era molto riluttante verso le persone che scattavano foto, quindi non ce ne sono molte di noi due insieme.

AH: Ho visto parecchie belle foto tue negli ’70. Hai ciglia molto lunghe, Linda.

LT: (ride) Eh sì! Anche i miei figli le hanno. Nella mia famiglia da parte di mia madre, tutti hanno ciglia lunghe. La gente pensava che io avessi le ciglia finte, ma non le ho mai usate.

AH: Beh, spero che ti piaccia la foto che abbiamo scelto da pubblicare con l’intervista.

LT: Oh, sono certa che mi piacerà, e ringrazia tutti i fans per la loro lealtà e devozione verso Elvis.

AH: Lo farò e sono certo che diranno lo stesso di te. Grazie per averci permesso di intervistarti in esclusiva per un Elvis Magazine.

LT: Mantieni alto il tuo bel lavoro e restiamo in contatto.

AH: Grazie Linda, salutaci David e la famiglia.

LT: Lo farò sicuramente. Ciao.

Traduzione di Valeria Giannotta.