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Ed Bonja-Elvis, il Colonnello ed io

Nick Dadd intervista l’amico ed il tour manager di Elvis, all’Elvis Festival (settembre 2012).
Traduzione di Valeria Giannotta.

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Ed Bonja necessita di una piccola introduzione. E’ stato fotografo ufficiale e tour manager dei live show di Elvis, dal settembre 1970 al 1° maggio 1977. Le sue fotografie furono usate per le copertine degli album degli anni ’70 di Elvis e sono tuttora usate dalla Sony e della FTD per i CD pubblicati ai giorni nostri.

Nick Dadd: Ed, è sempre bello rivederti qui in UK.

Ed Bonja: Grazie. Vivo in Germania adesso e non parlo la lingua, perciò non parlo molto con le persone.

Nick Dadd: Bene, partiamo dall’inizio. Come hai avuto il lavoro nel primo posto?

Ed Bonja: Beh, dico spesso alla gente che è stato grazie al mio bell’aspetto, personalità e competenza, poi però parto dicendo la verità. La mia famiglia era amica da molto tempo con il Colonnello Parker. Mio zio, il fratello di mia madre, era Tom Diskin e viaggiava con il Colonnello. Zio Tom portava abbastanza spesso il Colonnello e sua moglie Marie a casa nostra, a Chicago. Il Colonnello non aveva famiglia, almeno per quanto si sapeva, così noi lo avevamo quasi adottato. La mia era una grande famiglia. Mia madre aveva dieci fratelli e sorelle e mio padre erano in cinque. E così il Colonnello si ritrovò a considerarsi uno di famiglia.
Ci trasferimmo in California nel 1952 e poco tempo dopo il Colonnello iniziò a venire lì spesso. Quando divenne manager di Elvis stette in California per molto tempo e noi andavamo a trovarlo la domenica a pranzo.

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Guidava sempre una station wagon noleggiata all’Agenzia William Morris e prima di venire a casa nostra si fermava sempre al centro commerciale dove c’era un grande super mercato e ne usciva sempre con venti sacchi di generi alimentari. Eravamo sempre molto felici di vedere Tom Diskin e Tom Parker arrivare giù dalla strada nella station wagon.
Nel 1964 il Colonnello mi chiese se ero interessato a lavorare per lui come segretario. Stavano facendo un film intitolato Girl Happy con gli studi della MGM a Culver City. Pagavano 80 dollari alla settimana, che allora era una fortuna. Così andai lì con mio zio Tom, che viveva vicino alla MGM, e lavorai lì per quelle dieci settimane.

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Durante quel periodo il Colonnello si fece male alla schiena perché era troppo pesante e non riusciva molto bene ad andare in giro. Infatti, lo misero in trazione ed io gli feci da fattorino per tre piacevoli settimane. Spesso voleva che giocassi a Yatzi con sua moglie Marie e mi diceva “Fai attenzione, lei imbroglia!”

Nick Dadd: Vieni associato principalmente con l’ultimo periodo della carriera di Elvis. Come mai?

Ed Bonja: Beh, era il 1970, giugno, ed il Colonnello richiamò. Lui spesso chiamava e parlava con i miei genitori, ma quella volta mia madre disse “C’è il Colonnello al telefono e vuole parlare con te”. Così andai a rispondere e lui mi disse “Ed, Elvis ed io pensiamo che sia ormai tempo di ricominciare a fare dei tour. Il primo tour è stabilito subito dopo la fine della stagione a Las Vegas e terminerà più o meno il 4 o 5 di settembre. Tu e tuo fratello siete interessati a venire e a pensare a tutto quello che c’è da fare? Il caricamento dell’aereo, il caricamento dei camion, sistemare il palco, la vendita dei biglietti. Verrà anche un tuo cugino e voi ragazzi vi assicurerete che tutto vada liscio”.
In realtà era un tour molto breve, all’incirca sette giorni. Era quasi un tour “di prova” per vedere come ce la cavavamo.

Nick Dadd: Avevi mai fatto lavori del genere prima?

Ed Bonja: No, diciamo che il Colonnello ci ha buttato nella mischia, “imparare o bruciare”. Comunque è stata un’esperienza interessante e istruttiva.

Nick Dadd: Ci racconti come sei finito nella fotografia?

Ed Bonja: Mio fratello più giovane, Ron, era nella US Airforce, di stazione nel Massachussetts. Era stato messo nella ricerca e sviluppo della fotografia. Si ritrovò a controllare gli scatti fatti dal satellite. Mi mandava quelle foto in cui trovavano l’immagine nitida della targa di un’auto scattata dallo spazio cosmico. Era davvero incredibile. Mio fratello era affascinato dalla fotografia. Una volta parlai al telefono con lui e mi disse che mi avrebbe mandato una macchina fotografica per vedere se mi piaceva. Così mi mandò una vecchia macchina fotografica tedesca costruita nel 1946 o giù di lì. Mi mandò perfino qualche pellicola. Cominciai a fare fotografie e mi piaceva così tanto che decisi di prendere lezioni all’università.

Nick Dadd: Quale fu la reazione del Colonnello?

Ed Bonja: Beh, una volta il Colonnello mi disse “Ho sentito da tua madre che ti diletti a fare foto adesso. Se vuoi portarti dietro la tua macchina fotografica puoi fare tutte le foto che vuoi”.

Nick Dadd: Penso che tu sia diventato matto in quel primo tour, giusto?

Ed Bonja: Oddio! Ero molto timido a fare le foto. Il palcoscenico era alto circa 1 metro/1 metro e 20 ed io avevo paura di poggiarci la testa, non volevo impedire la visuale a nessuno durante lo show. Ricordo guardando alcuni dei primi scatti che avevo fatto di quel primo tour che la metà della pellicola era solo il palcoscenico con forse giusto un pezzettino della testa di Elvis. Fortunatamente, alla fine diedi su alla mia timidezza e finii col fare circa 10.000 foto di Elvis dal settembre 1970 al giugno del 1975.

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