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Dopo questo film, ritorno in campo

Dietro le quinte del ’68 Comeback


Allora ragazzi, continuo a raccontarvi la mia storia  oppure vi state annoiando e preferireste che me ne stia zitto?
Bene, mi pare che avete detto di sì, sennò ve la racconto lo stesso.
Inizio col dare uno sguardo a cosa sta succedendo nel mondo in questo periodo di fine anni ’60.
Uno dei paesi che di più mi hanno trascurato (discograficamente parlando) è sicuramente l’Italia.
So che i miei dischi si faticano a reperire e solo in  qualche negozio che tratta l’import si riesce a trovare qualche 45 e alcuni LP, ma questo genere di negozi… dove sono? Roma o Milano. Un mio fan di Trieste (cito a caso: Bruno Pause) ha trovato come unico LP rimasto in vendita una copia di “Frankie and Johnny” e dopo di questo nulla più è stato pubblicato, trascurando totalmente i seguenti albums: Harum Scarum-Clambake -Speedway-Spinout e Double trouble.
Dopo questi anni di oblio “Italiano”, il mio primo nuovo LP ad arrivare negli scaffali dei negozi è “From Elvis in Memphis” dopo un vuoto assoluto di 3 anni, così commenterà l’album il fan di Trieste:
“una sorpresa..enorme da  non  credere che questo sia  lo stesso Elvis che ero abituato ad ascoltare..provate a pensare, passare da Petunia the gardner’s daughter a In the ghetto !! uno shock!!! Un Elvis veramente irriconoscibile(per un orecchio che non aveva ancora sentito l’Elvis degli anni anni 68-69)..si passa da una voce melodica da film alla voce da tigre di Only the strong survive ,questa è stata la scintilla che mi ha fatto  scoccare la seconda ondata collezionistica del <devo trovare tutto> (che dura a tutt’oggi) voglio ascoltare il ruggito di questo re della giungla, di questa “belva”.
Incomincia così la mia caccia disperata a quanto uscito nel mondo,ma non in Italia, almeno a Trieste non si trovava un bel piffero di nulla, anche perché la RCA non aveva mai immesso nel mercato parecchi titoli e per averli iniziai a scrivere a destra e a manca in giro per il mondo, e non era facile (internet non esisteva la  via epistolare era l’unico mezzo) ogni disco, un’impresa fatta di corrispondenza cartacea, pagamenti anticipati con i vaglia internazionali e attese di mesi per ricevere i pacchi che non arrivavano mai…. in alcuni casi anche 7/8 e 9 mesi…via mare, perché la via aerea era talmente cara che avrei dovuto impegnare la macchina (una misera Prinz) per pagare la posta” .

Ma ritorniamo a me e questa volta vi farò entrare all’interno di quelle  che furono le motivazioni e gli ostacoli  che incontrai per realizzare il mio “Comeback” e mi auguro che qualcuno di voi avrà la pazienza di leggermi.
Nel 1968 durante le riprese di ”Live a little, love a little” (inedito in Italia) mi resi  conto di avere raggiunto la misura colma, non ne potevo più di cantare ora alle tartarughe ora agli scimpanzé o alle mucche di turno. Da questo momento userò il “tempo presente” perché voglio viverlo come fossimo oggi in quel giorno del 1968 preso da una strana sensazione che mi cambiò la vita. Basta col far finta di cantare alle cineprese e ad un pubblico che non c’è ,mi manca questo contatto con la gente, quella vera che viene ai concerti, voglio risentire le sensazioni che solo una esibizione dal vivo mi può dare, desidero cantare come ai tempi del mio girovagare per gli stati del Texas del Tennessee della Louisiana,voglio attraversare dal nord al sud la mia bella America e sentire l’adrenalina che ti pervade tutto il corpo, rivoglio le emozioni di allora con un pubblico che mi dia il  batticuore e mi faccia sentire vivo con il loro calore.
Dopo questa parentesi interminabile di 12 anni (tanti ne sono passati dal mio primo film Love me tender, 1956) e con un solo concerto in sette anni  nel 1961, adesso mi auguro di essere ancora in grado di dare qualcosa.
Ora mi metto d’impegno e mi preparo spiritualmente, dò uno sguardo molto attento su cosa succede nel mondo musicale di oggi e poi  deciderò cosa vorrò cantare.
La musica in questi ultimi anni ha preso una direzione opposta a quella dei miei inizi o da quella dei miei films, ora vanno i figli dei fiori, i capelloni, Joan Baez, Bob Dylan, Donovan, Woodstock all’isola di White, Jimie Hendrix, vanno i complessi e i cantautori, gli Outlaws del Country come Waylon Jennings, Guy Clark, David Allen Coe, WillieNelson, Johnny Cash e altri ancora.
Con la rivoluzione culturale del 68 tutto stava, anzi  era già cambiato, e in America come nel resto del mondo il nome “Elvis” era in forte calo di popolarità..
Ci sono i Beatles che ho conosciuto a casa mia,lo so, hanno un successo enorme però non è che mi taglierei una mano per prendere il loro posto, c’è il gallese Tom Jones che mi piace molto ed ha una gran bella voce potente e fa delle belle canzoni come “Green green grass of home” (un pezzo che mi piace veramente) o “Danny boy” uno dei brani preferiti da mio padre, mi piace quello che scrive Bob Dylan, poi ci sono dei brani interessantissimi tutti da “esplorare” altrettanto belli come In the ghetto, Any day now, Long black limousine, Georgia on my mind e parecchi altri.
Assolutamente! Mi devo dare una mossa,ora chiamo il Colonnello e vedo cosa si può fare. Se vi chiedete cosa mi ha risposto il mio 50 %..ve lo dico subito:
“La televisione… Bisogna ritornare in TV con uno special natalizio”

Detto e fatto tutto in moto.
Parker chiama la NBC nella persona di Bob Finkel che chiama Steve Binder (produttore/regista di programmi televisivi e non) che gli comunica l’intenzione di Parker per uno speciale natalizio che dovrà contenere 26 brani in tema con il Natale, senza dialoghi solo canzoni terminando con Elvis che manda i soliti auguri (seasonal greetings) al pubblico per concludere con un classico tipo “I Believe”.
Al mio incontro con Steve Binder (colui che sarà l’artefice del programma)  non si trova  molto d’accordo con uno special natalizio, ma al contrario crede che sia ora di fare un ritorno alla grande ,dimostrando al mondo che “Elvis  è sempre il re” (parole sue non mie).
In tutta confidenza vi dirò che la struttura dello special così come prospettata da Mr.Steve  non era vista di buon occhio dal Colonnello, ma il direttore e il produttore avevano altre idee per questo speciale televisivo.
Parlandone assieme io mi trovai  d’accordo con loro. Non sarà un Christmas special ma sarà una sfida in piena regola e salirò sul ring a combattere per riprendermi  la posizione perduta in tanti anni di Hollywood.
Per definire a grosse linee come sarà costruito il programma vado ad incontrare Mr. Steve nel suo ufficio situato al “Sunset Strip”, mi porto dietro il Colonnello ,Charlie Hodge e Joe Esposito. Insomma la “Memphis mafia” quasi al completo, però li parcheggio nella sala di attesa ed entro da solo e vogliate crederlo o no abbiamo  parlato di tutto meno che dello special !!! Abbiamo discusso delle cose della vita e ad un certo punto chiedo a Mr. Steve che ne pensi della mia carriera? E lui senza incertezze mi risponde “Quale carriera? Al momento attuale non ne hai una, i films ormai è come non ci fossero e non ti vedo in classifica da anni”.
La mia risposta: “Sono della tua stessa opinione! il pubblico mi ha creato ed è con loro che mi devo confrontare anche se ho del timore e non sono sicuro di poterlo fare in uno special televisivo“.
Parliamo ancora un  poco e poi Mr. Steve conclude così; ora che vai in vacanza alle Hawaii pensaci su quanto ti ho prospettato già in precedenza intendo dire nessun “Christmas Special”ma solo un “Elvis Special” e quando ritorni ne parliamo ancora e vedremo se sarai della mia stessa idea o no.
Dopo quell’incontro so che Mr.Steve Binder ha iniziato a documentarsi sulla mia discografia iniziando a costruire un minuzioso programma su misura che percorresse la mia  carriera (in musica) che solo io potevo interpretare. Una volta stilata una base sul come lo special avrebbe dovuto essere,lo presentò a Mr.Bob Finkel (NBC) che aveva il potere decisionale per il finanziamento del progetto,e so che ne fu entusiasta approvandolo all’istante.
Mancava solamente la mia decisione finale,che avrei preso dopo aver visionato una bozza del programma. Al ritorno dalle mie vacanze alle Hawaii assisto alla  presentazione di un promo sul come dovrà essere lo special.
A presentazione terminata dico a Mr. Steve: “Io di TV non ne capisco nulla, ma se parliamo di musica e di dischi allora si mi piace e lo so fare bene, invece la televisione quella che ho conosciuto negli anni ’50, mi ha deluso in quanto vedere uno vestito in frac che canta “Hound dog” ad un cane da caccia, ditemi se questo non è essere trattati da clown ? Ora tu mi proponi di apparire come Elvis il cantante, Elvis l’uomo con la sua musica sai che ti dico? OK il programma mi piace moltissimo”.
Interviene Parker: “Un momento, ragazzi… Accidenti dove sono le mie canzoni natalizie? Non le vedo”.
Ma ormai il dado era tratto e il Colonnello, che stupido non è, dopo aver capito che non c’era “trippa  per gatti” dice “Però per la chiusura dello special voglio un grande brano Xmas alla Frankie Laine o alla Perry Como ,un brano come “I Believe”
Lo so al Colonnello non andava giù che qualche cosa di non espressamente concepito da lui stesso potesse essere realizzato, continuò ad insistere tentando ancora di farmi cambiare idea.
“No, assolutamente no! Deve essere un programma natalizio per le famiglie”
!
Ma alla fine quando si rese conto che io per primo ero totalmente della stessa opinione di Mr.Steve,dovette cedere ed accettare la mia decisone finale.
Steve Binder con le sue proposte innovative mi avevano pienamente conquistato e a conferma del suo valore,la riprova l’ho avuta “indagando” su chi era Mr.Steve Binder ,questo signore ha creato i migliori programmi con i più grandi nomi dello spettacolo quali Harry Belafonte, Petula Clark, Chuck Berry, i Rolling Stones, James Brown, The Supremes e altri ancora, anche le prime apparizioni dei Beatles entrarono in un suo programma settimanale… Insomma chi meglio di lui poteva confezionare uno special per il mio grande ritorno? Un professionista della tv profondo conoscitore del mondo musicale e i loro molteplici filoni visti  a 360 gradi.
Uno dei  temi conduttori dello special sarà costruito sul  pezzo “Guitar Man” e a questo riguardo vi riporto quello che il regista ha detto su di me (perdonatemi un pò di sano edonismo): ”Elvis ha sempre detto di non essere un buon chitarrista ma in effetti non è vero e a riprova di quanto dico  ascoltatelo quando si esibisce in Baby what you want me to do,con la chitarra ci sa fare molto più di quanto va da sempre affermando”.
Il Colonnello Parker dovrà digerire un altro boccone amaro, eh sì, lui è convinto che la chiusura dello special avverrà come da lui richiesto con un brano Natalizio classico come “I Believe” ma non sa che è in arrivo un pezzo scritto appositamente per chiudere lo show e che si intitola “If I can dream”.
Pensate cosa mi ha combinato Mr.Steve: ben sapendo che io ho sempre registrato con i miei soliti musicisti (4/5 in tutto) vado alle prove e mi ritrovo supportato da un orchestra di oltre 50 elementi, cosa per me impensabile, allora prendo Mr. Steve da parte e gli dico “stai attento se quando proviamo non mi piace quello che ne viene fuori li mandi tutti a casa e facciamo a modo mio !!!”.  “Ok  Elvis se non ti va li mandiamo via”.

Come potete ben sapere,tutto andò a meraviglia e anzi a Las Vegas chiamai il maestro Joe Guercio,per continuare alla “Mr. Steve way”.
Al  primo contatto con il pubblico dello special  capii subito che per la prima volta in tanti anni reagiva a “Elvis” come ai primi concerti degli anni 50s,allora mi resi conto che questa sarebbe diventata la svolta più importante della mia carriera.

La mia vita privata con Priscilla aveva già dato i primi segni di squilibrio, avevo una moglie e una figlia (adorata), ma la noia del lavoro in Hollywood mi aveva cambiato e questo mi portò ad accettare più di una avventura come quella accaduta con Susan Henning..la bionda da sballo che fece coppia con me nelle famose sequenze del bordello e devo ammette che non mi era indifferente,le telecamere hanno colto vari momenti nei quali si capiva dagli atteggiamenti sexy (in parte previsti..ma non proprio tutti e lascio a voi immaginare cosa intendo). Lei un’americana nata nel 1947 da madre svedese immigrata negli anni ’20 a New York bella come poche,non resistetti nel darle un appuntamento, infatti la invitai a trascorrere una vacanza alla fine delle riprese dello special e lei sebbene fosse già fidanzata, accettò.

Susan così commenterà molti anni dopo: Sapete a 21 anni gli ormoni traboccano io ero nel fiore della gioventù,e lui bello da morire, una sera  mi manda a prendere con una limousine e mi fa arrivare in Arizona ,dove era occupato per lavoro.

Ricordo che in quella occasione la rivista People magazine non si lasciò sfuggire il fatto del nostro incontro e scrisse sulle loro pagine che” non uscimmo dalla camera da letto per tre giorni” ,ma non era vero furono solo dei titoli per i giornali, senza fondamento (e chi ci crede? ).

Susan continua:
Lo trovai una gran persona,sensibile intelligente e profondo,interessato alla filosofia e alla religione,umano e gentile con tutti tra di noi si verificò una speciale alchimia che credo si riesca ad individuare nelle prove in parecchie scene. Oggi vivo felice con la mia famiglia in una fattoria di 112 acri (con 82 cavalli) di Elvis conservo un caro ricordo pieno di calore e rispetto che terrò sempre vivo nel mio cuore, è stata una parentesi della mia vita che non cambierei per nulla al mondo,abbiamo avuto una bella storia che è durata finché il signore ha voluto.

Conclusione:
Lo special avrà un successo tale da segnare il record di migliore rating del 1968 quale spettacolo più visto dell’anno
La “Singer” (le famose macchine per cucire) era lo sponsor dello show soddisfatti di esserlo stati visto il gran ritorno pubblicitario per la marca americana
Steve Binder, commentò così il successo planetario del “68 Comeback Special”: “Ora mi riconoscono principalmente come; Steve Binder,il regista dell’Elvis Special.
A Parker non andò mai giù il fatto che sia stato io,e non lui l’artefice della svolta a 360 gradi della carriera di Elvis,questa sconfitta subita sul suo terreno gli è bruciata per resto della sua vita”.
Dopo lo special Elvis avrà la voglia e la curiosità di lavorare con i migliori musicisti come quelli trovati alla American Sound di Memphis.
Le performances del 68 cancellano in un colpo solo per bellezza e bravura dell’interprete… Tutto quanto di negativo accadde durante gli anni hollywoodiani.
Nel 1968 Special, tanta è la partecipazione di Elvis,tanta è la passione, tanta è la bravura, tanta è la sua “selvaggezza”(licenza di linguaggio) che non si può negare un fatto: Elvis è tornato come  e meglio di prima.