Fans Club Riconosciuto ufficialmente dalla ELVIS PRESLEY ENTERPRISES

Bobby Darin

Il passaggio dagli anni sessanta segnò, per un gran numero di esponenti del rock and roll americano, l’avvento di una svolta stilisticamente quasi sempre condizionata dalla paura di rimanere travolti dalla massiccia ondata di cantanti leccati e zuccherini che le grandi industrie discografiche avevano approntato in risposta al fenomeno spontaneo, quanto incontrollabile del rock and roll. Così, dopo anni contraddistinti da uno stile violento e ritmato, quasi tutti i cantanti della musica giovane, specialmente i bianchi, si trovarono alle prese con ballate orecchiabili e con canzoni di genere drammatico, influenzate dal country e dalla canzone leggera tradizionale americana. In questa altalena stilistica che, in parte, coinvolse lo stesso Elvis (di cui Darin fu un grande amico. Spesso Elvis andava a fargli visita dietro le quinte dei suoi concerti esiste anche un video privato di una di queste visite), uno dei personaggi più attivi fu proprio Bobby Darin. Prima cantante rock and roll, poi paragonato a Sinatra, quindi alle prese con la moda del twist e, ancora, con la prima riscoperta del folk, per poi finire nel grembo dell’etichetta madre della musica nera negli anni 60. Quindi come si può capire da tutto ciò la carriera dell’artista fu disseminata da sconvolgimenti stilistici, di improvvisi mutamenti, ma sempre con una differenza sostanziale rispetto alle scelte degli altri. Darin, infatti, non inseguì questi cambiamenti alla ricerca del successo che, con la sua capacità interpretativa, bastava da sola a procurargli, ma piuttosto furono scelte spontanee, dettate dalla voglia di provare e scoprire o di esprimere, che solo con la morte lo abbandonarono.

Oggi della sua voce camaleontica se ne parla davvero poco, ma molti devono tanto alla sua arte e uno dei più recenti artisti che a lui si è ispirato direi è senz’altro Michael Bublè, che nel suo precedente CD ha cantato anche successi di Darin come Behind the sea.

All’anagrafe Walden Robert Cassotto, o più semplicemente Bobby, nasce nel 1936 nel Bronx periferia più povera e violenta di New York. Il padre di origina italiana muore prima che il bambino abbia visto la luce e la povera madre riesce a tirare avanti con la sola pensione sociale. Ebbe un’infanzia molto dura non solo per le condizioni ambientali ma anche per una serie di malanni che Bobby si tirerà dietro per tutta la sua breve vita e necessitava quindi di cure continue. Le uniche oasi di tranquillità nella sua vita le trovò nello studio e nella sua grande passione per la musica; infatti strabilia tutti nella sua abilità di esibirsi suonando ogni genere di strumento musicale. Organizzatore di eventi musicali per la High School passò ad esibirsi in locali notturni poco raccomandabili dove spesso, come lui confessò anni dopo, lo pagavano con un tiro di cocaina. Questo passaggio dalle feste per la scuola ai locali notturni provoca in Darin un amore per la muscia swing, ma non durerà più di tre anni perché il rock and roll è alle porte, ma Bobby comunque ne porterà un ricordo preciso che andrà ad influenzare il suo stile per sempre. Decide, dopo essere approdato all’Hunter College di New York, di seguire la carriera artistica e il primo problema che risolse fu quello del nome: Walden Robert Cassotto non poteva certo andare e bisognava cambiarlo in qualcosa di più americano. Bobby prese l’elenco telefonico e lo aprì a caso alla lettera D, a Darin, così da quel momento si chiamerà Bobby Darin.

Gli inizi sono difficili, era molto indeciso se continuare a fare musica o accontentare la grande voglia che era in lui di diventare attore, Bobby era molto attirato da Hollywood. Comunque la sua personalità artistica cresce e il suo stile va delineandosi verso un rock and roll molto ritmato che si addice molto alla sua voce aspra. Così nel ’56 firma il suo primo contratto con la Decca americana. Per questa etichetta realizza una serie di singoli il più famoso dei quali è Blue Eyed Mermaid, che però non hanno un grande successo. Ma qualcuno lo nota e nel ’57 Bobby passa all’etichetta ATCO che apparteneva al famoso gruppo dell’etichetta Atlantic. Nasce così un sodalizio che durerà fino al 1967, ma che per un periodo, dal ’62 al ’65, lo vede al lavoro per due etichette contemporaneamente. Comunque anche il primo anno di contratto Darin ebbe dei successi parziali: Million Dollar baby e Don’t Call My Name e un paio di altri titoli nel 57 arrivarono a classificarsi solo nelle parti basse delle classifiche americane. La fortuna, come quasi sempre, arriva improvvisa e prepotente nel maggio del 58 quando un brano scritto e cantato da Darin, Splish Splash, conquista letteralmente tutta l’America giovane ed anche l’Europa. È un bel rock and roll classico cantato con grinta da Bobby e con una ottima strumentazione ispirato allo stile nero del rock and roll. Darin si sedette al piano per comporre il brano ispirandosi alla madre di un famoso disc Jockey, uno dei suoi soliti impulsi creativi e la canzone fu pronta, dieci minuti in tutto. Passano cinque mesi e Darin è in classifica nuovamente con un altro pezzo Queen of the Top, che, con una chiave ritmica più ossessionante, ripropone i legami di Bobby con il rock and roll nero: un legame rafforzato dalla presenza del sassofonista nero King Curtis (che collaborò anche in un brano postumo alla morte del grande Buddy Holly dal titolo Reminiscing), il quale era presente in tutti i pezzi di Darin. In pochi mesi, grazie anche ad un altro successo, la sognante Dream Lover, una dolce ballata che supera ogni record di vendita, il cantante del Bronx diventa una star: Alan freed e Dick Clark se lo contendono nelle loro trasmissioni radio-televisive, i giornali pubblicano grandi foto di questo cantante dal viso di un candido adolescente. Lui però non si nasconde e si mostra quale realmente è: un duro, un essenziale e un sincero. Le sue interviste, tutte particolarmente crude, gli offrono un soprannome “The Angry Young man”, l’arrabbiato, tutti lo chiamano così.

Si avvicina però il momento di uno dei suoi cambiamenti musicali e il pretesto gli fu dato con l’incisione del suo primo album. Particolarmente sensibile al fascino delle composizioni altrui Bobby decide di incidere un brano di Kurt Weill dall’Opera di Tre Soldi di Brecht, il pezzo ha per titolo Make The Knife. L’arrangiamento, con un sax che domina sullo sfondo, la voce di Bobby ancora più aspra del solito, la freddezza glaciale dell’atmosfera e la grande classe dell’esecuzione, ne fanno un brano unico. L’America è presa da una febbre improvvisa e Darin nel giro di poche settimane è il cantante più celebre del continente. “Quella canzone rivoluzionò la mia vita” disse anni dopo l’artista, ed in effetti la metamorfosi fu totale. Mutarono le scelte (pur privilegiando le soluzioni ritmiche, la sua arte incominciò a spaziare verso la canzone jazzata), ma anche la voce cambiò, ora era più versatile, profonda e guidata. I successi seguenti sono una dimostrazione da Clementine a Artificial Flowers fecero riscoprire l’amore per lo swing che non aveva mai abbandonato del tutto, il tutto lo si nota negli arrangiamenti grazie a quegli ariosi ottoni. Poi Darin nel ’60 fa un passo indietro per tornare di nuovo al rock and roll con la canzone fortunatissima Somebody To love, molto gradevole, vivacizzata dal coro, che ripropone un Darin più malizioso che ricorda gli inizi della sua carriera ed in seguito con il pezzo “Things” tradotto in italiano con il titolo Baci e portato al successo dalla voce di remo germani ed usata ultimamente per uno spot pubblicitario. Dopo quattro mesi Bobby alle prese con un pezzo dal titolo Lazy river, forse in assoluto uno dei brani più jazzati e raffinati del suo enorme repertorio. Il suo pubblico e pronto a seguirlo in ogni sua avventura musicale. Così dopo aver inciso un album dove racconta praticamente la sua storia della vita, Bobby decide di provare la nuova ebbrezza per il twist: il titolo di questa nuova canzone è “Multiplication”, altro grande successo a metà tra R&B e twist, grazie al quale decide di incidere un nuovo album con tutti i suoi pezzi famosi riadattati alla nuova moda del nuovo ballo. I suoi idoli sono Little Richard e Fats Domino ma ammirava la classe di Sinatra, in seguito dirò. Pochi mesi dopo registra un altro album dove lo vede alle prese con un altro suo idolo e il titolo di quest’album è: “Bobby Darin sings Ray Charles” e sarà il più venduto di quel periodo. Ma ecco che Darin è alla ricerca di nuove vie e si avvicina al folk americano con l’album del ’62 per la Capitol dal titolo Earthy ed è un vero atto d’amore per questa musica americana, soprattutto per quella di tradizione nera. Fu un’opera studiata con grande attenzione, lo si nota nel buon gusto delle orchestrazioni come nel pezzo famoso Guantanamera, dal facino esotico, viene in quest’album restituito con una grande carica interiore. Così Earthy segnò un nuovo mutamento per Darin che lo avvicinò alla nascente scuola del folk americano. Nella tournée di quel periodo si fa accompagnare da un gruppo di musicisti che partorirà numerosi protagonisti del folk-rock (il più noto dei quali sarà il chitarrista Roger McGuinn, poi chitarrista dei Byrds) e servì a scoprire preziose amicizie con ragazzi che stavano scoprendo il patrimonio musicale popolare americano. Una di queste amicizie, quella con il cantante compositore Tim Hardin, fece nascere l’ultimo grande successo di Darin. Infatti nell’estate del ’66 registra l’album  “If I Were a Carpenter” scritto dallo stesso Hardin e sarà destinato ad entrare nella leggenda e a prestarsi a decine e decine di rifacimenti da parte di altri famosi artisti. Di nuovo in cima alle classifiche, con la sua personalità e certe sue polemiche dichiarazioni contro la guerra in Vietnam, Darin divenne un eroe di una generazione già differente da quella del rock and roll dei 50′s. Ma dopo una serie di successi nel ’67 Bobby lascia l’etichetta Atlantic e con essa, in pratica, la musica. È malato e subì un’operazione al cuore molto delicata a quei tempi dovendogli sostituire due valvole e i medici gli consigliarono di lasciare la musica e lui ubbidì. Ma nel ’70 ritorna di nuovo e si fa chiamare Bob Darin e firma un contratto con la gloriosa etichetta nera della Motown ed incide un nuovo album dal titolo omonimo nel quale canta pezzi scritti da Cat Stevens e Randy Newman e anche se il suo apsetto non è più quello di prima, ora porta gli occhiali, la tecnica rimase eccelsa. Infatti l’album fu registrato tutto in studio ma in presa diretta senza cancellatura o possibilità di errore. Comunque fu un ritorno breve, delle febbri reumatiche lo tormentavano e Darin decise di ricoverarsi in una clinica a Los Angeles. Qui si accorgono che una delle due valvole trapiantate qualche anno prima non funzionava a dovere e decidono di operarlo. Bobby Darin purtroppo morirà durante l’operazione il 20 dicembre del 1973. Uscirà subito dopo la sua prematura morte un album dal vivo su etichetta Motown che ne celebra le sue capacità artistiche.

Darin lascia un eredità artistica originale, davvero differente da altri, in un periodo in cui l’industria sembra selezionare tutti gli artisti uguali tra loro, e questa politica è ancora attuata. I suoi dischi furono tra i primi ad essere curati direttamente dal protagonista stesso in ogni suo minuzioso particolare… dagli arrangiamenti alle foto in copertina. Ma Darin fu anche altre cose oltre che un musicista qui descritto: realizzò colonne sonore e con la sua maschera da duro fu anche un ottimo attore. Al mondo del cinema rimase legato anche con il suo matrimonio sposando l’attrice Sandra Dee, sua fedele compagnia anche in molte delle sue pellicole. Un artista nel vero senso della parola, uno dei pochi che seppe usare fino in fondo la libertà di esprimere la propria personalità e il proprio ingegno, cosa che purtroppo per il nostro Elvis non accadde o accadde solo parzialmente.

Qui Bobby con al moglie Sandra (al centro) durante una scena del film Beyond the Sea 1965

Qui Bobby in compagnia del suo grande amico Elvis, inizio anni ’60.