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Seduto In Cima Al Mondo

A CURA DI: Ivan Pusterla

Nonostante fosse la più grande leggenda vivente nell’ambito musicale (e non solo), Elvis continuava a regalare ai suoi fans più coraggio, intensità vocale e soprattutto anima, di qualsiasi altro artista in circolazione.
Bisogna veramente pensare a lui come ad un pioniere, anche se molti luoghi dove avrebbe voluto esibirsi sono rimasti solo dei sogni. Oggi si dà tutto per scontato: esibizioni via satellite sono all’ordine del giorno ma, fino al 14 gennaio 1973, nessuno aveva mai fatto nulla di simile. Era già, all’epoca, l’interprete musicale più influente del 20°secolo, con il maggior numero di singoli ed album in classifica, apparizioni televisive di grande successo culminate nel 68 Comeback Special, aveva vinto due Grammy Awards, frantumato ogni record di presenze ai suoi concerti ed archiviato così tanti dischi d’oro da dover costruire una vera e propria “stanza dell’oro”.
Cosa rimaneva, artisticamente, da fare per stuzzicare la sua fame creativa? Il Colonnello Parker, da 17 anni suo manager, nell’autunno del 1972 annuncia che Elvis avrebbe tenuto un concerto dal vivo Via Satellite da Honolulu, Hawaii, teletrasmesso in tutto il pianeta e che sarebbe stato il primo evento del genere.
“ELVIS: Aloha From Hawaii” fu trasmesso in diretta alle 12:30 , ora delle Hawaii e fu la trasmissione più vista di un singolo artista.

Il concerto ebbe luogo all’Honolulu International Center (ora Neal Blaisdell Arena) e fu trasmesso in oltre 40 paesi: Asia, Australia, estremo Oriente, Europa, Sud America e persino in alcune parti della Cina. Negli USA dovettero aspettare il 4 aprile.
Lo Special fu il più costoso della storia essendo costato 2.5 milioni di dollari; lo share, in America, fu del 51% e fu visto da più persone che videro lo sbarco sulla Luna; in totale si superarono il miliardo e mezzo di persone. Il disco pubblicato del concerto andò al 1°posto subentrando a “Dark Side of The Moon” dei Pink Floyd e l’album venne certificato nel 2004, cinque volte di platino, essendo uno dei più venduti dischi degli anni ’70. Il 33 giri era un disco doppio e fu inizialmente pubblicato con audio quadrifonico, diventando il primo album di quel formato ad andare in testa alle classifiche ed il più venduto di sempre. In seguito venne pubblicato anche in versione stereo.
Fu deciso di non fissare il prezzo del biglietto ma, i 200 che avrebbero offerto di più, si sarebbero accomodati nel cosidetto “Cerchio d’Oro”. La domanda dei biglietti fu così grande che Parker fece mettere in vendita anche quelli per lo spettacolo del 12 che era necessario nel caso qualcosa andasse storto.
4.000 furono comprati con vaglia postali, i restanti 2.000 sul posto, a partire dal 7 gennaio ma, sia quelli che i 6.000 del concerto di prova, andarono esauriti in breve tempo.
Anche se la trasmissione fu pianificata nei minimi dettagli, diversi problemi emersero durante i giorni e le ore precedenti lo spettacolo: l’arena era molto grande e ci furono problemi tecnici che minacciarono di far saltare la trasmissione; tutte le apparecchiature avevano bisogno di una quantità enorme di elettricità, due ore prima della serata le luci incominciarono ad avere degli “sfarfallii” intermittenti tanto che fu contattata la Marina, la quale arrivò in soccorso con delle apparecchiature per migliorare la fornitura di energia elettrica pochi minuti prima che Elvis andasse in concerto.
Per motivi di produzione, Pasetta voleva mettere i musicisti su un palco rialzato alle spalle di Elvis ma il cantante non accettò perchè li volle vicino a sè: stare da solo davanti ad oltre un miliardo di persone, forse, era troppo anche per lui.
Lo spettacolo di prova aveva rivelato che era più breve del calcolo fatto, quindi Pasetta chiese ad Elvis di aggiungere tre canzoni per lo show televisivo. Elvis annuì ed aggiunse “Johnny B. Goode”, “I Can’t Stop Loving You” ed il medley “Long Tall Sally/Whole Lot-ta Shakin’ Goin On”.

Quando “Also Sprach Zarathustra” annunciò l’imminente arrivo di Elvis, i 6.000 in sala cominciarono a fremere; Elvis, che era sempre nervoso prima di un concerto, qui era ancora più consapevole che anche un suo piccolo errore sarebbe stato visto da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.
La poderosa rullata di Ronnie Tutt dette praticamente il via all’entrata del Re; il monarca della musica, davanti al mondo, con mano leggermente tremante, afferrò il microfono e guardando dritto in camera, urlò “Oh See,See See Rider”… Il resto è STORIA.
Elvis cantò benissimo quella notte, così come fantastici sono stati i suoi coristi e tutta la band. Ad un certo punto sembrava quasi una registrazione privata, tanto era perfetta, e non un concerto di quella portata. In questo periodo Elvis era circondato da grossi problemi familiari che portavano, quindi, la sua performance in drammatiche ballate: mise tutto il suo cuore e la sua anima in una drammatica interpretazione di “You Gave Me A Mountain”, un’altra magnifica prova con una vera anima blues fu il classico di Hank William “I’m So Lonesome I Could Cry”; “It’S Over” e “I’ll Remember You” non possono lasciare impassibili e poi, naturalmente, “An American Trilogy” mescola il suo orgoglio di uomo del Sud con una forza che sembra quasi farlo pregare. Ad Elvis, questa canzone, calza come un guanto. Il massimo della drammaticità lo si raggiunge qua, con Elvis che canta gli inni della guerra civile ma lo fa probabilmente rendendosi conto di essere anche lui parte di questa storia.
Naturalmente oltre alle ballate troviamo anche pezzi classici della sua produzione: “Johnny B.Goode” è stellare; molto buone anche “A Big Hunk O’Love” e “Suspicious Minds”; la temperatura sale fino a bruciare in “Fever” mentre una fantastica rielaborazione di “Steamroller Blues”, che diventerà un classico dei suoi live anni ’70, “costringerà” gli addetti ai lavori a pubblicarlo come singolo.

I due rock iniziali, con l’esplosiva “Burning Love” con cori ed urla, nell’Aloha danno anche l’idea di chi sono i musicisti intorno ad Elvis: alla chitarra Fender uno dei più grandi chitarristi di sempre, James Burton (che lavorò con Ricky Nelson); al basso Fender, Jerry Scheff che ha suonato con i Doors e con Costello; Glen Hardin un magnifico tastierista; Ronnie Tutt, il batterista; la splendida combinazioni di voci JD Sumner and Stamps insieme alle Sweet Inspirations con la meravigliosa Katy e, per ultima, l’orchestra di Joe Guercio.
Solo Elvis poteva amalgamare in questo perfetto mix eclettico, tutti i generi che vanno dall’opera, al rock, alle ballate, al blues, al soul,creandone una perfetta miscela degna di un… Re.
Lo spettacolo del 12 ci offre invece un Elvis più sciolto e rilassato che dà e riceve energia dal pubblico. Anche i musicisti “provano” qualcosa di diverso: “Steamroller Blues” è differente rispetto a quella di due giorni dopo, “What now My Love” è fatta alla maniera di uno dei suoi eroi, Roy Hamilton.
Sicuramente il desiderio di Rocco Laginestra di soddisfare tutti i fans è stato raggiunto.
“Aloha From Hawaii” rimane in assoluto una meraviglia: è splendido dall’inizio alla fine ed Elvis, nonostante,l’emozione palpabile dell’evento, non fa neanche un piccolo errore o sbavatura: Elvis Presley, qua, è veramente “seduto”in cima al mondo