Fans club riconosciuto ufficialmente dalla Elvis Presley Enterprises menu
menumore

Sapevate che…

A CURA DI: Ivan Pusterla

Il 28 marzo 1957, Elvis doveva tenere un concerto al Chicago International Amphitheatre. Il “Colonnello” aveva organizzato per raggiungere lo stadio un’auto civetta della polizia con 2 detectives, George Klein ed Elvis.
Ad un incrocio, l’autista si fermò sulle striscie pedonali. Un ragazzo, visibilmente alterato dai fumi dell’alcool, mentre tentava di attraversare la strada, picchiò un pugno sul cofano dell’auto e gridò:
“Maledetto! Esci fuori subito dalla macchina!”
Il poliziotto, sul sedile del passeggero, uscì immediatamente dal veicolo con la pistola in pugno, puntandola sul ragazzo e disse:
“Vattene immediatamente prima che ti faccio saltare le cervella!”
Quest’ultimo, impaurito, scappò via.
George ed Elvis si guardaro in faccia sbigottiti; il poliziotto tornò tranquillamente in macchina e rivolgendosi ad Elvis disse:
“Se non ci fossi stato tu, gli avrei sparato ma non avevo tempo per portarlo via e portarti in tempo al concerto…”
Elvis non ha mai capito se scherzava o diceva sul serio ma, sicuramente, Chicago gli ha dato l’impressione di essere una città piuttosto pericolosa…

Dopo lo spettacolo di Chicago, Elvis, Gene, George ed Arthur si incamminarono verso la stazione per prendere l’ultimo treno in partenza per St.Louis.
Ad un certo punto si accorsero che c’era un gruppetto di ragazzi che li seguivano. Elvis aveva già avuto un po’ di problemi con dei giovanotti gelosi. una volta un ragazzo si era avvicinato al finestrino della sua auto e, dopo avere chiesto l’autografo, cercò di colpirlo con un pugno che Elvis schivò ma che colpì la ragazza con la quale aveva l’appuntamento quella sera.
Si misero a correre verso il treno fino a quando sentirono un grido: “Elvis, Humes High, classe del 1953, Albert Teague, Ed Leek e Bobby Bland”.
Sentendo questo si fermarono ed i tre li raggiunsero subito: erano compagni di scuola che subito dopo il diploma, si trasferirono a Chicago e che quando, hanno seppero che Elvis sarebbe venuto in città per cantare, erano andati a vedere il concerto, sperando di poterlo rincontrare.
Ed Leek disse: “Guarda che io ho ancora il tuo acetato, “My Happiness”, la prima canzone che hai registrato alla “Memphis Recording Service” e che mi hai dato per farla ascoltare a mia nonna e non hai mai più chiesto indietro”.
Elvis, salendo sul treno, rispose: “Conservalo accuratamente per me!”
Quella fu l’ultima volta che si videro… Sam Phillips disse di “My Happiness” che era la “Monna Lisa” della musica…grandissima affermazione.

Quando Elvis iniziò la lavorazione del film “Jailhouse Rock”, la prima cosa che fece fu registrare la colonna sonora.
Dopo un proficuo primo giorno nel quale fu incisa la canzone che dà il titolo all’album, nel secondo le cose non andarono nel migliore dei modi. La MGM, per risparmiare un po’ di tempo e denaro, aveva deciso di far la registrazione nel Soundstage anzichè nello studio di registrazione e, anche se Elvis aveva dato la sua disponibilità, non era molto contento: il Soundstage era una stanza enorme e lui non si sentiva a suo agio in quel tipo di spazio, essendo un sostenitore delle convinzioni di Sam Phillips, cioè che il rock’n’roll doveva essere registrato in spazi piccoli, dove le prestazioni più intime potevano essere raggiunte con facilità ed i muri stretti aggiungevano qualcosa di indefinibile al ritmo ed all’atmosfera.
In questo secondo giorno, sentiva che aveva bisogno di scaldarsi per entrare nello stato d’animo della registrazione; così fece quello che faceva sempre per riscaldarsi, cioè si sedette al pianoforte e cominciò a cantare Gospel. Alle 10 aveva i Jordanaires intorno a lui a cantare Spirituals, a mezzogiorno quando fu chiamata la pausa pranzo nemmeno una canzone del film era stata fatta.
Quando ritornarono nel Soundstage, Elvis andò direttamente al pianoforte e ricominciò a cantare Gospel, solo che questa volta Gordon Stocker e i Jordanaires rimasero distanti e non si unirono al canto.
“Dai, Gordon… Che c’è che non va? Non vuoi cantare cantare con me?” disse Elvis.
Gordon si avvicinò e rispose: “Posso essere sincero? La gente in studio ci ha detto di non cantare Gospel con te, vogliono che vai avanti con la colonna sonora.”
“Cosa?” urlò Elvis come se fosse pronto a picchiare quacuno, guardando tutte le persone nella sala. Fece un respiro profondo, si voltò verso il suo corista dicendo:
“Chi ti firma l’assegno? Io o la MGM? Beh, venite qua tutti e cantiamo ancora un po’ di Gospel.”
I cantanti andarono di nuovo intorno a lui e cantarono per altre 4 ore filate, fino alle 17; in seguito se ne andarono senza che una sola canzone fosse registrata.
Dopo la session, Elvis, Arthur, George Klain e Gene, a bordo della Limousine, se ne tornarono in albergo. Appena arrivato nella suite, Elvis andò in una delle stanze arredata con grande stile (finestre in vetri fumè, dipinti di qualità con cornici stupende, un grande specchio che occupava tutta la parete, un magnifico biliardo). Prese una stecca e senza dire una parola, iniziò a tirare le bilie e poi, colpendole più forte, fece uscire una palla che urtò un tavolino in vetro mandandolo in frantumi…
Con un’altra palla, dopo aver preso la mira su un quadro, lo colpì distruggendo la sua cornice… Uno dei ragazzi gli disse che non gli era mai piaciuto un altro quadro sulla parete e via… Rotto anche quello… Senza aspettare altri “suggerimenti”, demolì tutti i quadri e persino l’enorme specchio a parete… Cominciò a lanciare le stecche, rompendo le vetrate che dividevano le stanze e, per finire, anche il biliardo, strappando il tappeto e rompendo una gamba, facendolo inclinare…
Alla fine ordinò la cena e si ritirò nella sua camera. I ragazzi sapevano del caratterino di Elvis ma questo era decisamente oltre…
George chiamò il “Colonnello” dicendo se poteva salire da loro. Parker arrivò immediatamente e, con sguardo preoccupato, vide tutto quello che era successo…
“Okay, nessuno deve dire niente di quello che è accaduto. Prendete le lenzuola dai vostri letti e coprite tutto poi uscite… Dirò al direttore che voi ragazzi avete avuto una festa selvaggia e che saremo ben lieti di ripagare il tutto…”
Elvis non uscì dalla stanza fino al mattino seguente per fare la session che era stata riprogrammata. Senza dire una parola, entrò nel soundstage, si sedette al pianoforte e cominciò a cantare Gospel, facendo nuovamente sbiancare i responsabili dello studio ma, dopo appena un paio di canzoni, iniziò a lavorare molto duramente e finalmente portò a termine la colonna sonora.
Credo che questo “incidente” dimostri quanto Elvis avesse a cuore la sua musica… Era disposto a fare tutto quello che gli veniva chiesto, non accettava intrusioni sul suo modo di lavorare come artista perchè altrimenti si scatenava la “tigre” furiosa che era in lui….
A margine di tutto questo e di ogni personale giudizio in merito, io dico: “Peccato non avere quelle registrazioni!!!”