Gli scherzi e le battaglie d’acqua erano all’ordine del giorno ad Hollywood, soprattutto durante l’attesa della lavorazione del film.
Una mattina, durante una pausa, Elvis si trovava nel suo trailer insieme a Charlie Hodge e sentì dei rumori provenire dal tetto; Red e Sonny West si erano arrampicati con dei secchi pieni d’acqua… Elvis mandò Charlie fuori a controllare ma questi, appena uscì, fu completamente lavato dai gavettoni…
Elvis gli fece indossare una sua camicia ma, vista la differenza di corporatura, Charlie non gli calzava bene…
Hodge mise la sua camicia su una sedia al sole ad asciugare e dopo un po’ di tempo tornò a vedere se era asciutta ma la trovò ancora fradicia; così fece per un po’ di volte durante la mattinata ma la trovò sempre bagnata…
Al ritorno dal pranzo, la sua camicia era ancora tutta bagnata. Charlie cominciò a sospettare che c’era qualcosa che non andava e così, verso la metà del pomeriggio, tornò a controllare la camicia che trovò naturalmente ancora fradicia ma stavolta, al posto di allontanarsi dalla zona, si mise nascosto dietro al trailer e vide Elvis con un tubo dell’acqua che innaffiava tranquillamente la sua camicia…
Charlie uscì e, dopo essersi preso la sua dose d’acqua, ottenne anche la “confessione” di Elvis.

In una scena di “Jailhouse Rock” dove Elvis canta “Young and beautiful”, c’è un “ubriaco”, interpretato da Frank Kreig, che lo disturba. Elvis, arrabbiato, salta giù dal palco e rompe la sua chitarra sul tavolo, quindi esce dal locale inseguito da Judy Tyler.
Mentre correva, la Tyler picchiò la mano sul vetro della porta oscillante che si frantumò, ferendola. Alcuni pezzi di vetro erano però rimasti pericolosamente sul telaio della porta; Elvis la vide oscillare e prese la Tyler, stordita e inconsapevole dell’accaduto, trascinandola in strada.
Dopo una corsa al pronto soccorso per fare le medicazioni al braccio sanguinante, l’attrice tornò al suo lavoro, ringraziando Elvis che l’aveva probabilmente salvata da qualcosa che poteva essere molto più grave.

Elvis era dotato di un grande istinto. Prima di girare l’ultima scena di “Live a little love a little”, insospettivo dell’apparente calma, disse a Joe e Charlie di fare un giro per vedere che cosa stesse succedendo. I due tornarono dopo poco e lo rassicurarono che era tutto a posto.
Appena Elvis inizià a girare, Bill Reynolds (il fratello di Debbie Reynolds e addetto al trucco) insieme ad alcuni suoi collaboratori, sbucò fuori all’improvviso con torte di panna in mano, imbrattandolo completamente…
Ben sapendo che Elvis non sarebbe stato con le mani in mano, Charlie e Joe rimasero lì in attesa di disposizioni ed infatti disse loro di andare a comperare tanti i barattoli di panna spray. I due trovaro Bill e gli altri ragazzi in un bar all’angolo, vicino allo studio; Red e Sonny si misero alla porta d’ingresso mentre Elvis e gli altri entrarono “armati” di bombolette di panna dal retro…
È facile immaginare il resto… Vuotarono addosso ai malcapitati tutto il loro contenuto, conciandoli veramente per le feste visto che non potevano scappare da nessuna parte…
Dopo di questo, Elvis si sentì naturalmente molto meglio e concluse serenamante il suo film…
Fabian fu uno degli idoli dei teenagers sul finire degli anni ’50 e inizio anni ’60.
Il primo incontro con Elvis avvenne sul set della 20th Century Fox dove stava finendo di girare “Pugni, Pupe e pepite”.
Elvis gli si avvicinò e i due scambiarono un po’ di parole in tono amichevole. Fabian lo andò a trovare a Graceland l’8 dicembre del 1960 ed Elvis dette una dimostrazione di karate. Nel fare una mossa, si ruppe i pantaloni… Fabian, dopo che Elvis andò a cambiarsi, chiese ed ottenne quel paio di pantaloni come souvenir…

Mike McGregor lavorò per Elvis dal 1967 fino al 1976, instaurandovi un rapporto molto amichevole: era il “tuttofare”, anche se la sua occupazione principale era accudire i cavalli (anche al Circle G). Lui e sua moglie, Barbara, vivevano dietro Graceland.
Un giorno, suo figlio Bill, nonostante gli avessero detto di non avvicinarsi troppo alla villa, chiese se poteva fare un bagno nella piscina. Era solo un ragazzino quindi Mike gli disse che sarebbe andato anche lui per dargli un’occhiata ma Bill disse: “Non preoccuparti c’è il signor Presley che mi guarda”.
Mike, che conosceva gli orari di Elvis, pensando fosse una bugia, lo seguì furtivamente e lì trovò effettivamente Elvis da solo su una sedia a sdraio; il bambino si tuffò in acqua facendosi nuotate e spruzzando l’acqua dappertutto. Elvis, senza dire una parola, fece un gesto d’intesa a Mike sorridendo, probabilmente di quel suo inedito ruolo di babysitter.
Nell’agosto del 1973, durante l’ingaggio estivo di Elvis a Las Vegas, tra i clienti dell’Hilton c’era anche Dan Fitzgerald che riuscì a fare amicizia con un addetto alla sicurezza del Re.
Un giorno gli chiese se era possibile far autografare ad Elvis una foto, anche se sapeva che sarebbe stato praticamente impossibile. Invece, due giorni dopo, quest’ultimo andò da Dan e gli disse di aspettare vicino all’ascensore dello shoowroom dopo lo spettacolo di mezzanotte, poiché Elvis gli avrebbe fatto l’autografo. Dan non riusciva a crederci: avrebbe incontrato Elvis in persona che gli avrebbe firmato la foto.
Intorno alle 3:00, Elvis uscì dall’ascensore e venne scortato da lui… Dan dopo essersi presentato gli disse: “Elvis, puoi firmarmi questa scrivendo Hang Loose?”.
Elvis rispose: “Hang loose?”. Dopo aver finito, Dan ringraziandolo molto, gli diede una lettera da parte di una sua amica.
La notte successiva, mentre Dan correva nel corridoio con la speranza di poterlo rivedere mentre andava nello shoowroom, Elvis gli fece segno dicendo: “Amico,grazie, è molto bella la lettera che mi hai dato ieri, grazie mille”.
Dan restò senza parole, quasi non credendo che si era rivolto a lui… Dopo un paio di sere, Elvis mentre stava per andare in scena, lo intravide in fondo ad un corridoio. Dan tornò indietro e, in lontananza, salutò con un cenno della mano il suo “amico” che era fermo in piedi senza dire una parola per un paio di minuti…
Anche e sopratutto questo, è Elvis.
Un giorno, mentre il sole stava tramontando, George Klein stava tornando dall’aeroporto di Memphis facendo delle scorciatoie, per andare a Graceland.
Notò sul lato della strada un uomo accanto al suo furgone con il cofano aperto; l’uomo lo salutò e lui contraccambiò e poi pensò: “Cavolo, come somiglia ad Elvis…”
Non c’era, però, alcuna ragione che fosse lui anche se ogni tanto, per farsi un giro “anonimo” nella sua città, Elvis adoperava un camioncino e si metteva su un cappellino per girare indisturbato.
George arrivò a Graceland, parcheggiò come sempre sul retro ed entrò in casa. “Dov’è Elvis?” chiedette.
“È uscito con il furgoncino nero“.
George raccontò quello che aveva visto in strada ma non fece in tempo a finire che Elvis fece irruzione dalla porta d’ingresso e la prima cosa che disse fu: “Dov’è Klein?”
Quando Elvis cercava uno con il cognome, erano nei guai… Andò dritto verso di lui e incominciò a colpirlo con dei pugni sulle spalle e sulle braccia dicendo:
“Tu, figlio… Perchè non mi hai dato un passaggio?”
“Elvis, giuro non sapevo che eri tu!”
“Mi hai salutato con la mano, ma hai continuato ad andare… Tra l’altro a casa mia… Ora sono arrabbiato!” disse con un sorriso ma continuando a picchiarlo…
George capì che gli era andata bene perchè un paio di macchine dietro a lui, un automobilista anonimo gli diede un passaggio (profumatamente ricompensato), altrimenti avrebbe passato una brutta serata…
Poco prima del Natale del 1964, Elvis chiese a Marty e Jerry di andare a fare un giro con lui. I tre si recarono in un quartiere popolare del centro di Memphis e si diressero verso un piccolo appartamento. Era la casa di uno dei suoi primi fan, che era diventato presidente di un suo fan club: Gary Pepper.
Il ragazzo, che fu uno dei primi a salutarlo al suo rientro dopo il militare, soffriva di paralisi cerebrale ed aveva molta difficoltà a comunicare e a muoversi senza sedia a rotelle.
Nonostante le cure delle quali necessitava, era una persona molto solare e in qualche modo si prendeva cura lui della sua famiglia che non era certo benestante.
Marty aveva fatto sapere ad Elvis che a Gary serviva una nuova carrozzina ed era per quello che erano lì: per consegnare quel regalo di Natale.
Dopo aver inutilmente bussato, Elvis sbirciò dalla finestra ed entrarono rapidamente in casa: si trovarono davanti ad una scena da incubo! Gary stava strisciando sul pavimento, il papà non c’era e la mamma era in uno stato di trance perchè non riusciva ad aiutare il figlio per terra…
Elvis corse immediatamente verso Gary, lo sollevò e lo tranquillizzò, dicendogli con molta calma che era tutto okay e che era lì per aiutarlo e avrebbe fatto tutto il possibile.
Dopo aver fatto portare dentro la nuova sedia, Elvis lo sistemò e si assicurò che fosse tutto a posto, lasciando anche i suoi amici meravigliati per la forza d’animo che aveva, nonostante fosse una stella di prima grandezza: niente era più importante per lui che il suo amico stesse bene nella sua nuova sedia a rotelle.


Mike McGregor era sceso al Circle G quando vide nel pascolo una dozzina di Pick Up di varie dimensioni e pensò: “È pazzesco, Elvis vuole comprarsi un camioncino e non va come tutti gli altri al concessionario, ma li portano qui per farglielo scegliere!”
Dopo un paio d’ore erano aumentati ancora e ce n’erano di tutti i tipi, dimensioni e colori, ma non erano lì per essere scelti ma Elvis li aveva comperati tutti, come se fossero dei giocattoli.
Il cantante ne stava guidando uno medio, di colore verde. Elvis disse a Mike di avvicinarsi alla recinzione: “Questo è per te, prendilo e portatelo a casa.”
Dopo averlo ringraziato, Mike tornò al lavoro. Quando finì il suo compito, prese il camioncino e, avendo visto che era senza benzina, andò alla stazione di rifornimento della Gulf a fare il pieno, dopo di che se ne tornò al ranch.
Il pomeriggio seguente era al lavoro con i cavalli e arrivò ancora Elvis che ne stava guidando uno più bello, blu e bianco. Lo chiamò e gli disse:
“Guarda mi riprendo quello verde e ti do questo che è molto più bello”.
Mike lo ringrazia e, fattasi sera, dovendo andare a casa, prese il suo Pick-up nuovo ma si accorse che era anche questo senza benzina, quindi si fece tre chilometri per andare alla Gulf…
Passarono un paio di giorni nei quali Elvis non si fece vedere ma poi eccolo di nuovo alla guida di uno enorme rosso e bianco, completamente automatico e con tutti gli optionals disponibili!
“Mike, guarda questo: è molto più bello. Mi riprendo l’altro e ti dò questo!”
Mike rispose: “Okay, ma ne ha dentro di benzina?”
“Cosa vuol dire se ha benzina?”
“Me ne hai dato uno verde, era a secco e ho fatto il pieno; mi hai dato quello bianco e blu era vuoto e l’ho riempito… Volevo solo sapere se c’è benzina in quello.”
“No, mi sa che non c’è ma se sai dove è il benzinaio prendilo e vai a farla…”
Così fece Mike, ma per sua fortuna quello era il più bello di tutti ed Elvis non ne ha più scambiati…
Una sera dell’autunno 1955, Elvis insieme a George Klein e Dewey Phillips ed andarono al Variety Club, un club privato dove venivano serviti drinks che restava aperto oltre la mezzanotte, dove mostrò ancora una volta il suo vero volto.
Nel suo ultimo anno alla Humes, Elvis aveva lavorato come maschera al Loewe’s Theater, nel centro di Memphis; con quel lavoro aveva avuto l’occasione di vedere molti film, cercando di “imparare” dai suoi eroi come James Dean, Monty Clift, Marlon Brando, come si muovevano e parlavano. Però, quando Elvis non guardava i film, la sua “attenzione” era su una ragazza molto carina che lavorava dietro il bancone delle caramelle che, contraccambiando la “galanteria”, gli dava delle caramelle gratuitamente.
Un’altra maschera, geloso, segnalò il fatto al manager del teatro; Elvis fece a pugni con il suo “rivale” ed il gestore Arthur Groom, lo licenziò immediatamente.
Quando Elvis, Dewey e George entrarono nel Variety Club, lo trovarono seduto al bar; i tre andarono a sedersi al loro tavolo e Mr. Groom si avvicinò a loro per salutarli; Elvis, anche se non era ancora famosissimo, aveva già ottenuto un grande successo tale da potergli permettere anche di essere abbastanza scortese con chi lo aveva licenziato un paio di anni prima; invece fu sempre molto gentile, rivolgendosi a lui sempre con rispetto, chiamandolo “Sir” o “Mr Groom”, scambiando un po’ di chiacchere amichevolmente e ridendo quando quest’ultimo gli disse, scherzando, che se non lo avesse licenziato a quest’ora probabilmente sarebbe al cinema a fagli da vice.
Il primo film di Elvis, “Love Me Tender” fece il suo debutto a Memphis l’anno dopo proprio nel teatro dove era stato licenziato… Sempre lì, Elvis partecipò prima di Jailhouse Rock, ad una serata benefica dove, per scherzo, accettò l’offerta di fare di nuovo la maschera nel teatro…
