Durante la realizzazione di “Tickle Me”, Elvis era arrabbiato perchè una clausola del contratto gli impediva di andare in giro in moto in quanto la casa di produzione temeva che potesse ferirsi…
Finalmente libero dai vincoli, la prima cosa che fece fu di andare in una concessionaria Harley a Los Angeles insieme a nove suoi amici e di comperare diverse moto nuove; quindi decise che era ora di “alzare la polvere”.
Lo scorazzare in moto era anche una cosa che gli serviva per rilassarsi e questo costoso “passatempo” lo mantenne fino alla fine.
Il suo amico musicista Tony McCauley, ricorda che ad Elvis piaceva parlare di due cose: pistole e motociclette. Il suo gruppo era chiamato gli EL’S ANGELS.

…Ma su o giù dal palco, Elvis era un uomo di spettacolo e, a volte, lo faceva per divertirsi mentre a volte lo faceva per farsi vedere.
Accadde che, in sella alla sua nuova moto fuori dalla sua casa in California, per farsi vedere dai fans che lo stavano aspettando, in un eccesso di confidenza, perse il controllo della moto e cadde; anche se Elvis non si era fatto niente e la moto era finita in mezzo alla strada, gli ammiratori allarmati si precipitarono per rialzarlo. Elvis fece il “morto” per un po’ ma poi scoppiò a ridere e si rialzò in piedi e, dopo aver rassicurato tutti che stava bene, rientrò in casa piuttosto imbarazzato…
Elvis stava guardando, insieme ai suoi amici, nella sua casa a Perugia Way, un film di guerra e i ragazzi commentavano sul modo di sparare. Elvis sorrideva divertito nell’ascoltarli finchè disse:
“Io ho fatto il militare e potrei dire qualcosa, ma voi…” poi aggiunse “Negli Studios ricreano alla perfezione le navi e gli oceani; se usate un po’ di immmaginazione, possiamo farlo anche noi, possiamo far diventare la piscina il nostro oceano”
Mandò Richard in un negozio di giocattoli a comprare modellini di navi, pistole e fucili ad aria compressa e, dopo aver stupito il venditore per aver acquistato un sacco di roba, tornò a casa e tutti cominciarono la guerra.
Dopo un’ora, il divertimento diventò noioso ed Elvis disse che era troppo facile e mandò nuovamente Richard al negozio, facendogli comprare modellini a pile in maniera che si muovessero ed altre munizioni, tra l’incredulità del negoziante.
A quel punto iniziò il divertimento vero e proprio e le navi che venivano affondate, dove era possibile, venivano riparate da Priscilla e “colleghe”.
Si divertirono talmente tanto che mangiarono degli snacks lì, in piscina, per non fermarsi.
Uno dei ragazzi voleva fare una foto ma, visto che il flash non funzionava, lo gettò in piscina, Elvis sparò al flash e, siccome lo colpì, ci fu un lampo…
“Vai subito in negozio a prendere tutti i flashes che trovi!”
Poi, visto che ormai stava facendo buio, iniziarono una nuova “guerra”, sparando ai flashes in piscina e nel cortile… Sembrava il 4 luglio e non pensarono alle conseguenze perchè si stavano divertendo troppo.
Il giorno dopo c’era un disastro sia nel cortile, che in piscina, la quale era piena di vetri; si dovette svuotarla e pulirla in un paio di giorni…
Non fecero mai più una cosa del genere però, durante gli anni, a volte Elvis parlava di quella volta in piscina…
Verso la fine del 1965, Roy Head ebbe un clamoroso successo con “Treat her Right” che fu seconda in classifica solo a “Yesterday” dei Beatles.
Dopo una serie di spettacoli al “Thunderbird” di Memphis, divenne amico di George Klein e Richard Davis e chiese loro se poteva incontrare Elvis. Gli fu risposto che il giorno seguente lo avrebbero portato al teatro dove Elvis sarebbe andato a vedere una proiezione privata.
La sera seguente, mentre i tre stavano parlando all’ingresso del cinema, Elvis andò verso di loro; George gli disse che lui era Roy Head, quello che aveva inciso “Treat Her Right”.
Elvis, allungando la mano, disse: “Amo quella canzone”
Roy, invece di stringergli la mano, si buttò in terra afferrando le sue gambe e dando un morso alla sua caviglia; Elvis si mise in posa di karate, pronto per dagli un calcio in testa ed urlò: “Ma sei matto??? Che hai che non va in te?”
A quel punto, Roy si rialzò in piedi e disse: “Mi dispiace Elvis, sei veramente il mio idolo ma se ti stringevo solo la mano ti saresti scordato di me. Ora so che non potrai dimenticare il ragazzo che ti ha morsicato una caviglia…”
Su questo aveva ragione: Elvis non ha mai scordato Roy Head!

Quando Elvis cantava all’Hilton di Las Vegas, c’erano anche altre attrazioni “minori” nelle sale.
Una notte, mentre Elvis ed alcuni dei ragazzi stavano percorrendo un corridoio di servizio per raggiungere la suite, sentirono l’inconfondibile voce di Bill Medley dei Righteous Brothers che stava cantando “You’ve lost the loving feeling”. Ad Elvis piaceva molto quel gruppo tanto che, negli anni ’60, aveva anche effettuato chiamate anonime al “Shinding TV Show” per richiedere le loro canzoni.
Quando Elvis sentì la canzone, fece improvvisamente un’inversione a U e disse:
“Ragazzi, venite con me!”
Dopo aver passato due porte, si ritrovarono sul palco…
“Ciao Bill!”, disse Elvis mentre attraversava il palco ma dall’altra parte non c’era l’uscita, come Elvis si aspettava e quindi, tornando sui suoi passi, tornò a salutare: “Ciao, Bill!”
“Non so cosa volevano, ma se vogliono cantare con me sono i benvenuti” disse Bill.
Intanto, dopo aver raggiunto la sua suite, Elvis incominciò a sentire i sensi di colpa dicendo che voleva scusarsi per aver interrotto il concerto ad un suo collega. Dopo il concerto, andò fino alla stanza di Bill Medley per scusarsi e digli che era molto dispiaciuto.
“Stai scherzando?”, rispose Bill “È stato il pubblico più felice per cui mi sono esibito e se vuoi ancora venire ad interrompermi sul palco, fallo senza problemi…”
La storia dell’interruzione di Elvis fece rapidamente il giro della città e ci furono sempre delle persone in fila per assistere ai suoi concerti parchè speravano ancora in un interruzione di Elvis…

All’inizio del 1956, Elvis stava guidando la sua nuova Cadillac a Memphis, quando un ragazzo adolescente incominciò ad inseguirlo a piedi per diversi isolati. La cosa fu notata da un poliziotto il quale, pensando che l’auto fosse rubata ed il ragazzo stesse inseguendo il ladro, accese la sirena e si accodò a sua volta.
Sia Elvis che il ragazzo si fermarono ed il poliziotto, dopo aver capito che non c’era alcun reato, fece 25 dollari di multa per disturbo della quiete a entrambi… Il ragazzo disse che la colpa era la sua e si offrì di pagare entrambe le multe perchè valeva la pena di pagare 50 dollari per incontrare il proprio idolo; quando Elvis sentì qual’era il motivo per cui il ragazzo lo rincorreva, prese le multe dicendo che le pagava lui ed accompagnò personalmente il ragazzo a casa.

Negli anni ’70, Elvis stava guardando, seduto al suo posto preferito nel teatro di Memphis, “Shaft”, quando improvvisamente gridò:
“Buon Dio, mi piace quella macchina! La vedi, Joe? La voglio!!!”.
In una scena del film era entrata un’enorme Limousine bianca personalizzata e le inquadrature degli interni, mostravano un lusso che sicuramente non si era mai visto. Non aveva sicuramente prestazioni sportive ma per Elvis fu un sogno da trasformare in realtà.
Joe Esposito faceva spesso la spola tra Los Angeles e Memphis, quindi il compito di trovarla cadde su lui.
“Domani cerco il modello e vedo se ce n’è una disponibile qui intorno”, disse Joe ma Elvis replicò:
“Io voglio QUELLA, lo sai come funziona nei film: i produttori noleggiano le auto da qualcuno, scopri di chi è la macchina e digli che sono intenzionato a comprarla”.
Quando Elvis voleva una cosa, il suo unico scopo era averla… Il giorno dopo, Joe contattò la casa di produzione del film ed in seguito il concessionario che aveva noleggiato l’auto quindi, dopo aver pattuito il prezzo (55.000 dollari), diede la notizia ad Elvis che mandò subito un paio di ragazzi a Los Angeles sul primo aereo disponibile con l’assegno per la macchina.
Dopo un paio di giorni dall’aver visto la Limousine sullo schermo del cinema, essa faceva bella figura nel parcheggio di Graceland.

Dopo aver terminato le riprese di “Jailhouse Rock”, in uno dei suoi ultimi giorni di permanenza a Los Angeles, Elvis andò con la sua Limousine (era probabilmente l’unica star che si divertiva a stare al volante) verso Beverly Hills.
Mentre stava discutendo con gli amici su quello che avrebbero fatto una volta tornati a Memphis, vide una vecchietta seduta che vendeva le mappe con segnato le case delle stelle. L’aveva vista praticamente tutti i giorni mentre andava agli studi, ma in quel momento decise di fermarsi.
Dopo aver abbassato il finestrino, le disse:
“Lo sa che lei assomiglia a mia madre?”, quindi uscì dall’auto ed avvicinandosi, si mise a parlare tranquillamente un po’ con lei.
In seguito, comprò tutti gli articoli che aveva da vendere… Questo è un piccolo gesto e sicuramente non uno dei più eclatanti, che però mostrano che la generosità e la compassione erano una componente importante del suo carattere.
Durante la realizzazione di “Jailhouse Rock”, il responsabile del trucco era un uomo che si chiamava William Tuttle.
Elvis doveva indossare un paio di parrucche per adattare i suoi capelli con quelli del carcere. Un parrucchiere in studio stava lavorando per “sistemare” la testa di Elvis sotto la parrucca dei capelli tagliati a spazzola, quando improvvisamente il barbiere pallido cominciò a tremare.
“Che c’è che non va?”, chiese Elvis,
“Signor Presley, le ho appena tagliato una ciocca di capelli!”, rispose con voce soffocata dall’angoscia
“È grave?” chiese Elvis mordendosi il labbro, ma prima che il barbiere potesse rispondere, Tuttle cominciò ad inveire contro di lui.
Elvis, qualche volta, chiamava “selvaggio” William Tuttle perchè aveva sempre un atteggiamento calmo e raffinato, ma ora stava diventando veramente selvaggio.
Elvis teneva moltissimo ai suoi capelli ma sapeva che se si fosse fatto vedere turbato o arrabbiato, il barbiere sarebbe stato licenziato immediatamente. Mantenne, quindi, la disse:
“Guardi, signor Tuttle: questo ragazzo ha fatto un piccolo errore ma in buona fede, cercando di fare un ottimo lavoro… Basta coprire un po’ alla meglio e, con qualche inquadratura diversa, riusciremo a girare lo stesso”.
Le cose funzionarono bene ed il barbiere mantenne il suo posto di lavoro.

Elvis aveva un appuntamento galante con Ann Margret nella sua casa di Perugia Way, quindi disse ai suoi amici di non farsi trovare in giro perchè voleva rimanere solo con lei.
Il salone principale della villa aveva un’enorme vetrata ed Elvis, per la privacy, aveva chiuso le tende, quindi era andato a cambiarsi per la sera.
Richard Davis, George Klein, Jimmy Kingsley ed Alan Fortas, facendo attenzione a non farsi scoprire, aprirono impercettibilmente le tende, lasciando uno spazio di un centimetro o poco più per poter spiare qualcosa dal di fuori. Rimasero tutti alla larga finchè non arrivò Ann.
Billy Smith aveva il compito di fare gli onori di casa e portarla all’interno per poi dileguarsi. Nonostante fossero abituati a tantissime belle donne, erano molto affascinati da Ann Margret.
Elvis ed Ann parlarono per un po’, quindi si sedettero a cenaree, quando finirono, Elvis mise un po’ di musica, invitandola a ballare, cosa che gli amici avevano visto fare solo con Priscilla. Ad un certo punto Elvis si diresse verso la camera da letto lasciandola sola, ma ai suoi amici non importava perchè volevano guardare lei. All’improvviso saltarono tutti e si girarono di colpo: dietro di loro, Elvis arrabbiato nero, iniziò ad urlare, imprecare contro di loro e a prendere a calci tutti quanti…
Più o meno ebbero tutti la loro razione: George, nel tentativo di scappare, vide una porta di vetro aperta e si buttò di corsa per cercare di entrare in casa, ma la porta non era aperta ma solo molto pulita… E diede con la faccia una botta tremenda, rimbalzando indietro…
Ormai la serata era ampiamente rovinata ed Ann, dopo un po’, se ne tornò nel suo albergo.
La mattina dopo, Elvis non era di buon umore e disse a tutti che quando diceva di stare solo, dovevano rispettarlo, ma poi scoppiò in una delle sue proverbiali risate nel pensare l’accaduto e nel pomeriggio mandò Richard da Fred Segal, una boutique alla moda, per comprare venti camicie azzurre e venti paia di pantaloni azzurri perchè Ann Margret gli aveva detto che pensava che quel colore gli donava…
