Una notte, nel febbraio del 1970, Elvis decise di divertirsi un po’ al tavolo da gioco ma non aveva deciso solo di giocare a Black Jack: voleva essere il banco…
Un brusio attraversò la sala del casinò e, piuttosto in fretta, ci fu una folla in fila per giocare al tavolo con Elvis. Nessuno avrebbe puntato pochi soldi davanti a lui, il che rendeva felici i dirigenti della sala. Il problema era che Elvis non conosceva le regole del gioco molto bene e, mentre dava le carte, Joe Esposito cercava di spiegagliele.
Elvis non voleva che nessuno lasciasse il tavolo da perdente e così iniziò a trovare dei modi per permettere a tutti di battere il banco, anche se ciò significava buttare via delle buone mani… Dopo un po’, alcuni addetti del casinò andarono verso Elvis e, con molta calma, gli spiegarono che stava buttando via una considerevole somma di denaro delle casse dell’International…
La carriera come mazziera di Elvis iniziò e terminò nel giro di poco tempo e, sicuramente al tavolo del Black Jack, la “fortuna” avrà favorito nuovamente l’Hotel…

La vigilia del Natale del 1970, Elvis invitò a Graceland George Klein e sua moglie Barbra. Dopo aver mostrato loro tutte le decorazioni della casa e aperto i regali, decise di andare a fare un giro per Memphis con anche Priscilla, per vedere le illuminazioni.
Dopo un po’ si fermarono nei pressi della prigione della contea; entrarono da una porta del retro ove un sergente, senza perdere la calma, disse:
“Elvis, che ci fai qua?”
“Non c’è niente di aperto alla vigilia di Natale, così abbiamo pensato di venire a salutare voi ragazzi che siete di servizio”.
I poliziotti, entusiasti, si misero a parlare con loro ed Elvis fece una richiesta particolare: contattare lo sceriffo Roy Nixon e chiedergli se potavano andare a fare gli auguri di Buon Natale ai detenuti.
Dopo avere ottenuto il permesso (manco a dirlo, anche se le donne non poterono entrare), Elvis sembrava molto a suo agio e più felice di quando aveva aperto i regali… Camminarono lungo un corridoio e le persone dentro le celle, appena lo videro, si alzarono avvicinandosi alle sbarre, gridando per la gioia e lo stupore:
“Hey, Elvis!”. “Buon Natale, Elvis!”. “Elvis, posso avere una Cadillac?”. “Elvis, vuoi essere il mio avvocato?”.
Sorridendo, Elvis stringeva loro le mani (cosa che gli fu chiesto di non fare) poi, quando qualcuno gli chiese se poteva cantare una canzone natalizia, fece una buffa versione di “White Christmas”.
Mentre proseguiva lungo il corridoio, un’altra voce risuonò:
“Humes High School, sono Harold Poole”.
Effettivamente era un ex studente della scuola e sulla buona strada per diventare la persona più arrestata di Memphis.
“Harold, che ci fai qua?” chiese Elvis.
“Beh, ho avuto una piccola rissa in un bar, tutto qua… Mi puoi aiutare ad uscire di qua?”
“Mi devi promettere, però, di stare fuori dai guai!”
Quindi, Elvis disse a George di andare dai poliziotti per vedere se lo potevano liberare e che garantiva per lui. George Klein tornò quasi subito dicendo che lo avrebbero rilasciato l’indomani mattina. Elvis tornò da Harold e disse:
“Okay, domani mattina ti lasceranno andare e potrai passare il Natale a casa”.
Dei tanti regali fatti da Elvis, questo è uno di quelli che gli ha procurato più gioia nel farlo.

Durante l’ingaggio di Las Vegas del 1976, al termine di un concerto, Elvis accompagnato da alcuni dei suoi uomini della sicurezza e da quelli dello staff dell’albergo, prese uno degli ascensori di servizio e salì al suo piano.
Mentre stava percorrendo il corridoio che portava alla sua suite, un ragazzo con una macchina fotografica saltò fuori dal vano scala e disse:
“Signor Presley, posso farvi una foto?”
Era un ragazzo piuttosto giovane e non era chiaro se era un ammiratore o un fotografo professionista, ma ciò non aveva importanza per la security che lo immobilizzò contro il muro con le braccia girate dietro la schiena; gli presero la macchina fotografica e stavano per aprirla e distruggere il rullino quando Elvis esclamò:
“Stop, stop ,stop! Non fatelo e lasciatelo andare!
Immediatamente, lo staff della security si fermò e si radunò attorno ad Elvis: per loro poteva essere un ammiratore come un pazzo armato ed erano sicuri di aver fatto il proprio lavoro.
Elvis disse: “Questo ragazzo è sbucato all’improvviso e ci ha sorpreso, però le sue parole sono state: ‘per favore, posso fare una foto’ e non ha incominciato a scattare subito, ma è stato rispettoso e ha chiesto con cortesia, ed io non voglio che siate così rudi con lui”
Poi si rivolse al ragazzo dalla tromba delle scale: “Sei un fotografo professionista?”
“No, signore!”, rispose il ragazzo
“Quanti scatti hai nella macchina?”
“24”
“Guarda, visto che lo hai chiesto per favore, mi metto in posa… Cosa vuoi? Azione, sorriso, mosse di karate? Andiamo!”
Il ragazzo sorrise felice e cominciò a scattare le foto per il suo servizio privato con Elvis Presley che si mise in tutti i tipi di pose, suggerendo anche angoli dove mettersi.
Quando il rullino finì, un’amichevole stretta di mano tra i due, suggellò l’incontro con Elvis che ringraziò ancora il ragazzo per la sua gentilezza…
Nell’estate dell 1977, George Klein si trovò coinvolto in una truffa e rischiava di finire in carcere. Confidò ad Elvis questa sua paura e lui lo rassicurò dicendo che finchè kui era in vita, questo non sarebbe accaduto…
Elvis disse: “Billy, chiama il Presidente Carter al telefono”
Quest’ultimo chiamò il centralino e disse ad un centralinista che prese la chiamata:
“Sono Billy Smith, il cugino di Elvis Presley, e vorrei parlare con il Presidente”.
“Il presidente si è ritirato per stasera se vuole lasciare il nome e il numero…”
Dopo aver dato le informazioni richieste, riagganciò ma temendo che potessero aver pensato ad uno scherzo, il giorno seguente Bill chiamò l’ufficio del FBI di Memphis dicendo che aveva chiamato Washington per conto di Elvis e quindi se lo avessero potuto aiutare.
Quel pomeriggio, il telefono di Graceland squillò e Billy ricevette una chiamata da Chip Carter, il figlio del Presidente, quindi gli passò Elvis il quale disse che la questione era molto privata e, senza volergli mancare di rispetto, voleva parlare con suo padre.
Chip acconsentì e, dopo che Elvis gli diede il numero del suo telefono d’oro che aveva in camera da letto, gli disse che il giorno dopo uno degli assistenti di suo padre avrebbe chiesto di Billy Smith in modo da far parlare Elvis con il padre.
Il giorno dopo, George Klein gli chiese com’era andata ed un Elvis visibilmente compiaciuto e sorridente, disse:
“Per la prima volta nella mia vita, ad una telefonata, ho dovuto dire: ‘no, non sono Billy, sono suo cugino ELVIS’…”
Rassicurò poi George Klein dicendo che aveva avuto una piacevole conversazione con il Presidente Carter che avrebbe esaminato la questione e vedeva se poteva fare qualcosa. Non si è mai saputo se realmente il Presidente fosse intervenuto, comunque le accuse a Geoge Klein caddero e la storia finì lì.

Nel 1961, Elvis, quando era ad Hollywood, aveva affittato una casa a Malibù. Quando il terribile incendio dello stesso anno, che distrusse parecchie proprietà a Bel Air, minacciò anche la sua abitazione, ci furono molti fans che che erano ansiosi di aiutarlo.
Una sua ammiratrice, con il suo Pick Up, riuscì ad oltrepassare lo sbarramento dei vigili del fuoco per poter aiutare il salvataggio del suo nuovo tavolo da biliardo che era appena arrivato da Memphis.
Elvis apprezzò molto la sua gentilezza ed appena la situazione tornò alla normalità, invitò lei e gli altri fans che lo avevano aiutato ad una delle sue feste.
Nel buio, palle di fuoco che colpivano figure strane che correvano con indosso caschi… Questi che rispondevano al fuoco con un’altra scarica di scintille e fiamme colorate… Gente che strisciava furtivamente per terra, una risata da sotto il casco dopo che quest’ultimo lo aveva scoperto e colpito con un bengala… Questo era il 4 luglio negli anni ’60 nel pieno Graceland Style.
La tradizione dei fuochi d’artificio sparati nel retro della casa, iniziò quando Gladys era ancora viva: infatti, lei e Vernon si mettevano in un posto sicuro e guardavano Elvis, Gene ed altri amici, iniziare lo spettacolo pirotecnico. Elvis amava farlo e continuò anche dopo la scomparsa della madre, facendolo diventare sempre più grande.
Elvis inviava alcuni degli amici fino nel Mississippi per comprare rifornimenti enormi di razzi, petardi, bombe ciliegia, candele romane e qualsiasi cosa avesse una miccia, trasformando lo spettacolo pirotecnico in una vera guerra di fuochi.
Come il pattinaggio e le montagne russe, questo era il genere di divertimento pericoloso che Elvis amava. Dopo qualche corsa al pronto soccorso, cominciarono ad indossare caschi e tute da motociclista per proteggersi almeno un po’.
I botti non erano pericolosi solo all’esterno… Vernon aveva l’abitudine, quando entrava nella cucina di Graceland, di stuzzicare quello che trovava in giro: un giorno, visto che non c’era niente sui fornelli, prese da una ciotola di vetro un manciata di M&M’s ma lo fece talmente in fretta che nessuno riuscì a dirgli che quelli non erano cioccolatini ma piccoli petardi di quelli che si buttano in terra forte e scoppiano.
Vernon, visibilmente spaventato, corse subito al lavandino per sputare tutto; quando fu chiaro che stava bene, tutti si fecero delle risate ed Elvis disse a suo padre:
“La prossima volta, guarda bene quello che ti stai per mangiare…”

Fin dal momento che acquistò Graceland, nella primavera del 1957, Elvis ha avuto dei “problemi” con i suoi vicini a causa del suo bizzarro modo di vivere, avendo l’abitudine di dormire di giorno e stare in piedi tutta la notte.
A metà degli anni ’60 comprò una scimmietta di nome Scatter ed Elvis si divertiva quando metteva subbuglio nelle sue feste. Ad Elvis piaceva vestirla con abiti carini, in maniera che sembrasse graziosa e gentile, ma poi quest’ultima aveva l’abitudine di urlare e di agitare in alto le braccia per attirare l’attenzione di tutti.
Scatter, naturalmente, non aveva rispetto per le proprietà altrui ed ogni tanto scappava da Graceland e non era raro vedere in piena notte una scimmietta “elegante”, arrampicarsi sui tetti inseguita da un gruppo di persone (Elvis compreso). A volte, il rombo delle potenti motociclette, poi gli spari ed i fuochi d’artificio, uno scimpanzè impazzito inseguito da un gruppo di uomini in piena notte…
This is Elvis!

A metà degli anni ’70, una coppia di fans di Elvis erano impegnati nei preparativi per il loro matrimonio. Il caso volle che proprio nel giorno deciso, fosse in programma anche un concerto di Elvis nella loro città. I due comprarono i biglietti dello show e, dopo essersi sposati, nel bel mezzo dei ricevimento abbandonarono amici e parenti e si recarono allo stadio.
Prima dello spettacolo, Charlie notò la coppia (erano in 5° fila e lei indossava ancora l’abito da sposa) ed andò a parlare con loro. Dopo aver ascoltato la loro storia, si recò dietro le quinte ed informò Elvis mentre la coppia era in attesa della sua apparizione.
Durante il concerto, ad un certo punto, Elvis guardò verso il pubblico e chiese dove era la coppia di sposini e questi, scioccati, si alzarono in piedi.
Elvis disse allo sposo: “Non avevi niente di meglio da fare stasera?”
La sposa rispose: “No, niente!”, facendolo sorridere…
In seguito, Elvis disse ad uno dell’entourage che al termine dello spettacolo li avrebbe voluti incontrare nel suo camerino. Appena li vide in privato, Elvis disse loro che era molto lusingato dal fatto che avevano abbandonato il loro matrimonio per andare a vedere il suo concerto e come Suo regalo personale di nozze, fece trovare loro una Cadillac nuova fiammante…
Meraviglioso Elvis!
Anche le vacanze di Pasqua erano particolarmente gioiose a Graceland. Dopo la nascita di Lisa Marie, Elvis organizzava per lei e per i figli della “Memphis Mafia”, una caccia all’uovo.
La sera precedente, lui e i ragazzi, nascondevano nel giardino i preziosi “tesori”. Il mattino dopo, Lisa e gli altri bambini passavano molte ore alla ricerca di essi e naturalmente veniva proclamato vincitore chi ne trovava di più.
Un anno, per non essere da meno, un pigro Elvis “svaligiò” il suo frigorifero che aveva abbondantemente riempito di uova di Pasqua, solo per essere dichiarato il vincitore a discapito dei bambini… Passò poi una bella festa in compagnia di Linda, Lisa e gli amici.
