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Sapevate che…

A CURA DI: Ivan Pusterla

Quando finiva le riprese dei film, Elvis se ne tornava a Graceland e si rilassava anche andando a parlare con gli ammiratori ai cancelli.
Una sera piuttosto fredda, indossando un completo blu e tenendo in mano un grosso palloncino, si presentò davanti ai fans che si accalcavano ai cancelli lasciandoli un po’ perplessi; quando Elvis si mise in bocca il palloncino che era pieno di elio e ne ingoiò un po’, tutto divenne più chiaro: la più grande voce del mondo sembrava quella di un topolino dei cartoni animati e disse:
“Che fate? Ridete tutti quanti?”
Poi, scherzando: “Dovrei fare un disco con questa voce!”
Dopo avere fatto il buffone per diversi minuti ingoiando un altro boccone di gas, disse:
“Ora devo rientrare: è pronta la mia cena” e corse verso la casa dicendo altre cose con quella strana voce…
Una foto di questa “strana” serata è nel libro di Sean Shaver “Elvis in focus”.

Uno dei tanti esempi della bontà e della preoccupazione di Elvis verso i bambini, si può notare anche in un concerto a Murfreeboro, nel Tennessee, quando subito dopo “See See Rider”, vide una giovane donna con la sua bambina, seduta vicino agli altoparlanti a destra del palco.
Dopo aver ripreso fiato, fece un gesto verso di lei, dicendo:
“La giovane signora con la sua bambina potrebbe allontanarsi dalle casse, il volume potrebbe provocare dei danni all’udito della piccola. Spero non le dispiaccia…”
Un altro piccolo gesto che dimostra però quanto Elvis avesse nel cuore i suoi fans e quanta cura ne aveva.

Quando Elvis affittava il cinema per vedere le proiezioni private, andava sempre in compagnia di un buon gruppo di persone. Era solito guardare più di una proiezione e quindi, spesso, ordinava pizze ed hamburghers per tutti, accusando di solito il suo amico Lamar Fike di mangiarsi anche la parte degli altri e  quindi, quest’ultimo, diveniva il bersaglio di lanci di patatine fritte e bibite da parte di tutti.
Quando Elvis andava in bagno, appoggiava sempre il suo cibo con cura al suo posto ed invitava tutti a fare attenzione ed a non toccarlo. Quando il film era noioso, alzava le braccia in aria e significava che bisognava cambiarlo, mentre quando si batteva forte il petto e faceva l’urlo di Tarzan vuol dire che era ora di andarsene e di tornare a Graceland.

Un’altra storia che può spiegare il perchè gli amici di Elvis l’avevano soprannominato “crazy”.
Una volta aveva organizzato un pulmann che doveva portare Elvis ed i ragazzi da Graceland al “Midsouth Coliseum” di Memphis, per godersi una partita di football americano. Andarono alla partita, fecero il tifo ma la vera storia fu al ritorno in tarda serata.
Il pulmann doveva attraversare i binari ad un incrocio ma il treno era fermo, probabilmente per un problema sulla linea. Col passare dei minuti, la gente iniziò a spazientirsi, sopratutto Elvis: per lui, 10 minuti erano fin troppi…
Allora si alzò e domandò al conducente di aprire le porte perchè voleva vedere quello che stava succedendo. Scese dall’autobus imprecando e ci furono grida e applausi da parte delle signore, mentre i ragazzi erano preoccupati perchè il Downtown di Memphis poteva essere pericoloso sopratutto per chi, come Elvis, indossava in grande quantità, gioielli molto costosi. Così sapendo che Elvis non si sarebbe fermato, lo seguirono in tre.
Elvis non era alla ricerca di qualcuno o qualcosa in particolare e, quando i ragazzi lo videro che aveva già attraversato il vagone del treno e stava scendendo dalla parte opposta, corsero a loro volta dall’altra parte e videro Elvis che stava camminando velocemente, imprecando ad alta voce: tutto quello che gli interessava era andare a casa.
A breve distanza dall’incrocio c’era un bar dove tre ubriachi stavano giocando a carte. Elvis andò dritto verso di loro e chiese se per caso non avevano un auto per dare un passaggio fino a casa a lui ed ai suoi amici. Questi fissarono i suoi anelli e risposero di sì ed in un attimo si trovarono tutti dentro ad un vecchio rottame che puzzava di alcool ed olio bruciato.
Elvis era seduto davanti a godersi la corsa, incurante del fatto che quelle tre persone facevano parte del ghetto della città e probabilmente erano in possesso di pistole o coltelli. Elvis voleva solo arrivare a Graceland prima dell’autobus e quando il guidatore chiese se aveva dei soldi almeno per rimborsagli la benzina, Elvis, facendo spaventare i suoi amici, tirò fuori un po’ di banconote da 100 dollari e le distribuì ai tre ubriaconi.
Quando però l’autista disse che gli piacevano i suoi anelli, Elvis disse che aveva intenzione di tenerseli ancora a lungo. Effettivamente riuscirono ad arrivare a Graceland prima del bus; Elvis disse al guidatore di andare ai cancelli e, quando furono lì, incominciò a suonare il clacson più volte ridendo.
Suo zio Vester minacciava di chiamare la polizia ma, non appena riconobbe il suo famoso nipote, aprì il cancello e li lasciò entrare tossendo, a causa del fumo nero che usciva da quella carretta…
Naturalmente li invitò dentro a vedere la casa ed oltre ai soldi che gli aveva dato prima, li ricompensò profumatamente…
Crazy Elvis!

Nel 1963, durante le pause delle riprese dai film, Elvis realizzò un altro dei suoi bizzarri sogni.
Nel mese di settembre, in pochi giorni, riuscì a mettere insieme una squadra di football americano, composta da amici e familiari di Memphis.
Ad Elvis era sempre piaciuto quello sport e, ben presto, ci fu una lunga lista di celebrità e di calciatori professionisti che facevano la coda per entrare nella “ELVIS PRESLEY ENTERPRISE” e, siccome Elvis è Elvis, tutti ebbero presto la loro divisa “EPE” con cuscinetti e caschi.
Iniziarono presto gli allenamenti ed a giocare nei campi locali ed anche gli arbitri professionisti si unirono a questa avventura… Probabilmente il fatto di non essere riuscito a far parte della squadra della scuola che frequentava, aveva lasciato in lui questo desiderio.
Però i tanti impegni cinematografici ed i suoi continui viaggi ad Hollywood, fecero sbiadire a poco a poco il desiderio di tenere la squadra…


Il 24 giugno 1977, Elvis era in strada dall’aeroporto verso il “Coliseum” di Madison, Wisconsin, quando notò qualcosa di strano ad una pompa di benzina.
Nonostante le richieste degli altri occupanti della macchina, ordinò all’autista di fermarsi. Due uomini stavano aggredendo il benzinaio ed Elvis scese dalla macchina e si mise in posa da karate, mostrando il distintivo ed intimando di smetterla, dicendo che non sarebbe successo niente.
I due ladri, sbalorditi, avendolo riconosciuto, desistettero dal loro intento e fecero delle foto con lui.
Tutto, quindi, si era sistemato per il meglio ma per Elvis la giornata non era ancora finita… A pochi chilometri di distanza, oltre 10.000 persone erano sedute in trepidante attesa del suo concerto.
Una targa è stata posta sul luogo del “misfatto”.

Nella scena iniziale del film “Live a little, love a little”, si vede Elvis guidare una gialla “Dune Buggy”. Egli amava quella macchina ed il regista sapeva che non resisteva lontano da essa.
Vicino a dove si giravano gli esterni del film, c’era il molo di Santa Monica, la cui spiaggia era piena di montagnette di sabbia ed Elvis non riusciva a resistere nel buttarsi con la macchina a tutta velocità, gridando come un matto quando saltava con le ruote in aria, riuscendo a fare sempre meglio fino a quando non ruppe l’asse delle ruote…
Non appena completò la scena successiva del film, il suo primo pensiero fu quello di procurarsi un’altra di quelle macchine perchè la prima si era rotta troppo presto. Per non correre “rischi”, preferì tenersi vicino all’oceano e guidare tranquillamente… Naturalmente un po’ troppo vicino all’acqua poiché  un’onda lo colpì e la schiuma “annegò” il motore…
Qualcuno della troupe, scherzando, disse che Elvis non doveva più toccare un’altra auto fino alla fine delle riprese…

Durante le pause tra le scene di “Viva Las Vegas”, Elvis amava scorazzare in moto con Ann Margret.
Una volta, però, si trovò a corto di benzina su una strada deserta fuori Los Angeles e, quando finalmente trovò una pompa di benzina, si ricordò di essere senza contanti perchè anche se era milionario, raramente andava in giro con denaro.
L’addetto comunque fu ben lieto di far riempire il serbatoio in cambio di un suo autografo.