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Sapevate che…

A CURA DI: Ivan Pusterla

Nel marzo del 1974, Elvis iniziò una lunghissima e straordinaria tournèe negli stati del Sud che lo avrebbbe riportato dopo 13 anni a cantare a Memphis.
A Montgomery furono venduti 5.000 posti in più (in piedi) a causa dell’enorme richiesta… A Monroe, ad un certo punto, come sua abitudine chiese che venissero accese le luci, ma la sala rimase al buio, quindi fece nuovamente la richiesta… ma niente ancora… Il commento di Elvis fu: “Why Me, Lord?“.
Sempre a Monroe, Elvis notò nei pressi del palco, una bambina (Rhonda Boler) che assomigliava molto a Lisa; durante il numero di chiusura chiese ad una delle guardie del corpo di sollevarla vicino a lui, a bordo del palco. Quando finì di cantare “Can’t Help Falling In Love”, si inginocchiò e si levò la sciarpa che aveva, mettendola al collo della bambina e, mentre il bodyguard la stava riaccompagnando dalla madre, una ragazza gliela rubò. Elvis vide quello che stava succedendo ed infuriato per l’accaduto, tornò indietro e disse di portare nuovamente da lui la bambina, quindi s’inginocchiò nuovamente e si tolse il Crocefisso che portava al collo e lo donò alla bimba, chiedendo alla guardia del corpo di accompagnarla dalla mamma e di far sì che nessuno tentasse di rubaglielo.


I fans erano sempre fuori dal cancello di Graceland: di notte si riunivano per vedere le luci delle varie stanze accendersi e spegnersi.
Una sera Elvis chiamò suo cugino Harold che era di servizio all’ingresso e gli disse:
“Apri il cancello e falli entrare”.
I fans entrarono e si avvicinarono verso la villa, aspettando che Elvis uscisse dalla porta. All’improvviso, dietro di loro, una macchina suonò il clacson, fanedoli voltare: era Elvis che stava percorrendo il viale sorridendo e salutandoli… Tutti corsero nuovamente verso l’ingresso ma ormai Elvis era uscito ed i fams rimasero chiusi dentro, vedendo la sua auto sparire alla loro vista. Dopo qualche minuto, Elvis rientrò dal cancello posteriore e, dopo aver parcheggiato la macchina, scese e si avviò lungo il viale.
“Ciao gente”… Rimasero sbalorditi! Poi, quando Elvis s’incamminò verso di loro sorridendo, poterono godere in pieno di questo magico momento di intimità con il Re.

Nel luglio del 1974, Eric Clapton doveva tenere un concerto a Memphis. Richard Cole, suo tour manager, contattò Jerry Schilling che aveva ospitato ad un concerto dei Led Zeppelin, chiedendogli se c’era la possibiltà di fare incontrare Eric con il Re.
Elvis acconsentì e fissarono l’incontro al teatro di Memphis dove Elvis era solito andare a vedere le sue proiezioni private. Quel giorno Elvis, Jerry e Myrna Smith andarono in un ranch del Mississippi; dopo una giornata passata lì, senza neanche tornare a Graceland, fecero rotta verso il teatro. Elvis era al volante di un anonimo furgone, stivali in pelle, cappello da cow-boy ed abbigliamento che lo faceva assomigliare più ad un allevatore che alla più grande star della musica.
Quando arrivò al cinema, notò una limousine nera parcheggiata di fronte.
“Di chi è quella maledetta macchina?”
“Di Eric Clapton, ti ricordi che hai detto che poteva venire?”
“Okay, però non era il caso che venisse in
limousine per attirare l’attenzione!” disse adirato…
Jerry cominciò a temere che l’incontro non sarebbe andato a buon fine… Quando entrarono nel teatro, Eric e Patty (compagna di Clapton ed ex di Harrison)  erano seduti a fianco del posto dove solitamente si sedeva Elvis e dove,  secondo il “protocollo” di queste proiezioni, non si doveva sedere nessuno senza l’invito del Re.
Jerry temette ancor di più che la serata si sarebbe conclusa con un fallimento ma appena Eric si accorse che Elvis era entrato, si alzò immediatamente e dopo essere stato presentato da Schilling, si comportò da perfetto gentiluomo e fece capire il suo profondo rispetto per Elvis; questo rilassò e rese felice il Re che passò una bella serata parlando cordialmente con il suo ospite…
Più avanti disse a Schilling che era rimasto favorevolmente colpito da Clapton; tra l’altro, quando ques’ultimo disse ad Elvis che era un chitarrista, gli rispose che se aveva bisogno di “lezioni”, gli avrebbe prestato il suo James Burton…

Ai tempi della Humes, la maggior parte degli studenti indossava jeans e semplici camicie ma Elvis, solitamente, portava pantaloni neri con striscie rosa sui lati, giacca sportiva nera con colletto alzato e si era lasciato crescere i capelli lunghi (almeno secondo i canoni dell’epoca) e le basette.
La cosa più sorprendente è che non era la moda del momento e non c’era nessuno in tutta Memphis che avesse un look simile. Però, così come era appariscente il suo aspetto, il suo modo di essere era molto schivo anche se non era certamente uno che si tirava indietro a menar le mani se qualcuno lo infastidiva.
Un gruppo di ragazzi, un giorno, decise di dagli una lezione e nel bagno della scuola lo buttarono contro il muro; nonostante avesse tentato di difendersi, uno dei “duri”, brandendo un paio di forbici, gli voleva tagliare il ciuffo. Fu in quel momento che entrò Red West, uno dei ragazzi più forti della scuola e componente della squadra di football, che disse al “barbiere” che se voleva tagliare i capelli ad Elvis, prima avrebbe dovuto farli a lui… Il che mise fine al proposito ed iniziò un’amicizia tra i due che sarebbe durata fino al 1976.

Elvis voleva cantare “Peace in the Valley” nella sua terza e ultima apparizione all’Ed Sullivan Show del gennaio del 1957.
Un alto funzionario della CBS disse: “No! In nessuna maniera faremo un numero religioso nel programma”.
Elvis rispose: “Ho promesso a mia mamma che avrei fatto ‘Peace in the Valley’ e ho tutte le intenzioni di mantenere la mia parola…”
Ecco come è finita la disputa…
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Tra l’altro, dedicò la canzone ai combattenti della Rivoluzione Ungherese.

“Elvis sta arrivando” era la voce che correva quella mattina del 4 ottobre 1976 davanti ai cancelli di Graceland.
Non potevo crederci, dopo 8 anni di speranze e di sogni, ero arrivata a Memphis e stavo davanti al cancello della villa di Elvis ad aspettare la sua uscita. Non mi sembrava vero, ma le cose successero troppo in fretta :
“È passato dal cancello posteriore…”. Evidentemente sapeva che davanti all’uscita principale c’era una grande folla e ha preferito uscire dal retro. Potevamo capire che era Elvis il primo che stava uscendo con la moto, molti dei suoi amici lo seguivano con le auto.
“Quello è Elvis!” pensai e non potevo credere di averlo visto anche se da lontano. Un gruppo di fans raggiunsero le proprie macchine e si gettarono all’inseguimento. I rimanenti non lo ritennero giusto perchè sapevano che ad Elvis non piaceva essere seguito. Perciò rimanemmo lì speranzosi di rivederlo quando avrebbe fatto ritorno.
Aspettammo per circa 15 minuti, erano circa le tre del mattino e non c’era molto traffico nella strada perciò lo sentimmo arrivare da lontano. Ci affacciammo sull’Elvis Presley Boulevard e vedemmo che si era fermato ad una stazione di servizio.
“Andiamo ad incontrarlo!”. In un primo momento non volevo perchè avevo paura che durante il tragitto lui si sarebbe mosso e sarebbe arrivato ai cancelli di Graceland mentre noi eravamo in strada. Non ricordo come entrai nella mia auto… Ricordo solo che guidai a velocità folle ma quando scesi, tremavo perchè era lì… L’uomo che avevo amato per tanti anni era lì che parlava con i fans. Così, come nei sogni, mi diressi di corsa verso Lui seguita dalla mia amica. La sentii chiedere ad Elvis di fare una foto insieme e vidi Elvis abbracciarla e David scattare la foto. Mi domandai dove la mia amica avesse preso tanto coraggio, cercai di raccogliere tutte le mie risorse e, dopo un lungo respiro, cercando di non dimenticare il mio inglese, mi diressi verso di lui domandandogli di posare con me per una foto.
Sentii il suo braccio che mi circondava e debbo aver tremato come una foglia sebbene cercassi di mantemermi fredda, ma Elvis sembrava sapere (penso che non era la prima volta che avesse a che fare con una fan timida). Volevo dirgli tante cose ma le parole mi si fermavano in gola, ma poi Elvis cominciò a parlare con noi, a scherzare ed improvvisamente non vidi più la “Superstar” in lui ma fu come incontrare un vecchio amico.
Ci mostrò il suo anello (Sapete, mi avete aiutato voi a pagarlo!) e ci disse che era molto fiero di quel diamante nero, non avevamo mai sentito di diamanti neri e non sapevamo che esistessero ed anche Elvis disse di non averne mai saputo nulla finchè non ebbe quell’anello. Ne vidi anche un altro d’oro che aveva un segno in giapponese inciso sopra ed Elvis mi spiegò che stava facendo karate e quel segno indicava una parola giapponese della specialità che stava facendo.
La mia amica gli mostrò alcune foto che aveva preso durante il concerto di Capodanno ed una insieme. Fece per restituirle la foto alla mia amica ma questa volle regalargliela. Elvis cercò di metterla nel taschino del giubbotto di pelle ma aveva dei problemi ad aprire la lampo perciò gli chiesi se potevo aiutarlo. Così aprii la lampo e cercai di mettere la foto nella tasca ma era impossibile perchà la tasca era già zeppa di cose, così gli chiesi se potevo tirare fuori tutto e rimettere poi tutto dentro con la foto. Elvis fu d’accordo, così tirai fuori tutto, la sua carta d’identità, la sua licenza di guida e poi rimisi tutto nella tasca.
“Vorrei essere servito tutti i giorni così” disse e tutti risero.
Avevamo notato il suo distintivo da sceriffo che aveva sul petto e qualcuno chiese spiegazioni; Elvis disse che era sceriffo onorario del Tennessee e, pensando di non essere creduto, si mise alla ricerca di una tessera che dimostrava quanto aveva detto. Dopo un po’ riuscì a trovarla e me la mostrò: la guardai molto attentamente, era una tessera con una foto piccola che lo ritraeva con gli occhiali.
“Sembro un criminale in quella foto” ed io risposi: “No,sei bello come sempre in questa fotografia”.
Non dimenticherò mai il suo sorriso!
Poi chiese ad un’altra fan di allacciare il cinturino del suo casco ma dovette averlo fatto con troppa forza perchè Elvis strillò:
“Attenzione, per favore! Non strapparmi le basette! In ogni caso ne ho un paio di riserva a casa”.
Elvis era molto spiritoso e sembrava essere lieto della nostra compagnia.
Uno dei suoi compagni disse: “Andiamocene, incomincia ad esserci un po’ troppa gente qua!” ma lui scosse la testa e disse: “No,voglio stare ancora un po’ e siccome questa gente ha aiutato a pagare le vostre motociclette, stiamo ancora un po’!!!”
Gli amici non sembrarono molto contenti della decisione, sia che fossero preoccupati per l’incolumità di Elvis, sia che si annoiassero, ma potete immaginare che nessuno di noi fans si preoccupasse di loro ed eravamo più che felici che Elvis volesse rimanere.
“Adesso voglio che vediate la mia nuova moto (Harley Davidson): l’ho acquistata qualche settimana fa”
Sfortunatamente non sono una conoscitrice di motori per cui non capii molto di quello che disse, capivo solo che era molto bella e che lui era molto fiero di come era stata verniciata; era molto contento ed in quel momento uno dei suoi amici salì sulla moto ed Elvis gli chiese di scendere immediatamente, ma in quel momento uno dei fan stava prendendo una foto della motocicletta. Guardandolo con aria minacciosa, disse:
“Sorridi, potrebbe essere la tua ultima foto”.
Tutti si misero a ridere ma io non ci riuscii: ero vicinissima a lui e si accorse che non stavo ridendo; si girò e mi chiese scusa per quello che aveva detto.
“Non lo pensavo veramente”.
Uno dei ragazzi che lavorava alla stazione di servizio gli offrì una Coca Cola che accettò ringraziando; la sorseggiò ogni tanto ed improvvisamente sentii una grande voglia di Coca Cola (abitualmente non ne bevo). La mia timidezza era completamente svanita ed ebbi il coraggio di chiedergli se potevo avere un sorso della sua.
“Certo!” disse porgendomi la bottiglia.
Dopo averne bevuto un po’, volevo rendergliela ma mi disse che potevo tenerla (dopo essere tornata a Graceland riuscii a procurarmi un tappo e conservo ancora oggi questa bottiglia con la Coca Cola rimasta).
Improvvisamente Elvis decise che era ora di andare, per cui si preparò a salire sulla moto; dopo aver acceso il motore strinse la mano a tutti e ci salutò.

Kareen Signer, Svizzera.

Durante le riprese di “It Happened At The World’s Fair” c’era una scena in cui la piccola Wicky Tiu (Sue Lin) era in grande difficoltà ed era diventata così nervosa che balbettava durante i suoi dialoghi.
Il regista, Norman Taurog, l’aveva intimidita arrabbiandosi con lei.
Ad un certo punto Elvis si avvicinò alla bambina e disse:
“Smettetela tutti quanti… Ho voglia di passare un po’ di tempo con questa piccola signora…” quindi disse alla piccola: “Hai nostalgia di casa?”
La bimba si mise a piangere , dicendogli che era lì senza i genitori ed abbracciandolo gli disse che ne sentiva tanto la mancanza…
Elvis la strinse a sè e a poco a poco riuscì a farle tornare il buonumore mettendola completamente a suo agio.
Da quel momento non ebbe più nessun problema a terminare il film.

Poco prima di iniziare le riprese di “Loving You”, Hal Wallis mandò a Memphis Hal Kanter per conoscere Elvis e discutere di alcuni dettagli riguardanti il film.
Kanter indossava una camicia di velluto nera che la moglie gli aveva preso prima di partire per Memphis ed appena Elvis la vide, rimase folgorato e gli chiese dove l’aveva presa.
“Ti piace?” disse Hal. “Se ne hai un’altra da mettermi, te la regalo.”
Elvis rimase molto contento per il dono che gli aveva fatto.
Alcune settimane dopo, quando andò ad Hollywood per iniziare le riprese del film, Elvis indossava quella camicia di velluto. Hal Kanter gli andò incontro per salutarlo e disse:
“Che bella quella camicia, ti sta proprio bene… Dove l’hai presa?”
Elvis, sorridendo, rispose: “Non lo so, qualche fan me l’ha regalata…”.

Il 30 giugno del 1973, Elvis era di scena ad Atlanta, Georgia.
Qualcuno gli aveva detto che tra il pubblico c’era una donna che aveva portato suo figlio al concerto vestito “alla Elvis”.
Verso la fine dello show, il Re chiese di puntare i riflettori sul bambino, dopo di che lo fece avvicinare al palco e gli regalò la sua mantellina con la cintura…

Una sera molto tardi, mentre stava girando “Jailhouse Rock”, Elvis era in macchina in compagnia dei suoi amici.
C’era una leggera pioggerellina ed alla radio stava suonando proprio “Jailhouse Rock”.
Il Re fermò improvvisamente la macchina, scese (si trovavano sulla Fountain Avenue a West Hollywood) e cominciò a ballare la sequenza del film.
Sharon Sheeley, che si trovava in macchina con lui, disse che era un peccato che nessuno si fosse accorto di questo perchè, se le persone si fossero svegliate ed avessero aperto le loro finestre, avrebbero visto Elvis Presley ballare in strada sotto la pioggia come Gene Kelly…
P.S. Sharon Shelley era una compositrice che scrisse canzoni di successo per Ricky Nelson, Brenda Lee e per il suo fidanzato di allora, Eddie Cochran.